Il Tirreno

INTERVISTA

Eros Ramazzotti: «Canto sempre l’amore perché è l’ottimismo in cui credere ancora»

Cristiana Grasso
Eros Ramazzotti: «Canto sempre l’amore perché è l’ottimismo in cui credere ancora»

Il cantautore è di scena martedì a Livorno con i brani del nuovo album “Vita ce n’è” e tutti i suoi grandi successi Trent’anni di carriera e la capacità di restare sulla cresta dell’onda: «Il segreto è la curiosità, e continuare a divertirsi»

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Era da poco iniziata la sua lunga carriera, partita dal palco di Sanremo, quando nei bar di Buenos Aires come nei ristoranti di Tunisi o di Mosca, tra le hit di cantanti locali, capitava di ascoltare le sue canzoni a tutto volume. Lui, Eros Ramazzotti, allora era solo un ragazzo poco più che ventenne dalla voce calda e vibrante ma davanti a sé aveva un destino da evergreen. Oggi, oltre 30 anni dopo, Eros il mondo lo gira in tournée: non per niente l’ultima si intitola “Vita ce n’è world tour”e partito da Monaco a febbraio, passato per le capitali europee, toccherà mezzo globo, con tappe tipo New York, Los Angeles, Miami, Chicago, Toronto, Mexico City, Buenos Aires, Rio De Janeiro, San Paolo, Santiago del Cile. Ovviamente senza dimenticare l’Italia. Ieri per esempio era a Firenze e martedì sarà al Modigliani Forum di Livorno.

Dagli anni ‘80 a oggi il mondo è cambiato con una velocità forse mai vista prima. Eppure lei, ma anche altri colossi della nostra musica leggera e d’autore, è riuscito a cavalcare tutte le onde. Strategia, istinto o incapacità dei giovani artisti di mantenere il successo come avete saputo fare voi?

«Questa è un’epoca ingorda, in cui ogni cosa è fagocitata e la sostanza dei progetti viene meno. È tutto molto veloce. Non è facile durare nel tempo e io sono felice di essere qui dopo tanti anni dal mio debutto. Oggi credo farei fatica ad emergere e se i giovani durano un paio d’anni è quasi un miracolo. Un tempo si prendevano tante porte in faccia prima di avere qualche approvazione, ora è tutto molto più facile, ma anche più precario».

Quanta difficoltà ha trovato nel rinnovarsi continuamente anche sul fronte tecnologico?

«Mah, nessuna in particolare. Il segreto sta nel trovare sempre un minimo di divertimento e di curiosità per tutto quello che si fa».

E i contenuti? Alla fine lei continua a cantare l’amore. Secondo lei l’amore ha cambiato linguaggio?

«L’amore è un linguaggio universale, che può cambiare nella forma ma non nella sostanza. Ed è di questo che canto, del fatto che l’amore sia l’ottimismo in cui si può ancora credere».

Le sue canzoni hanno fatto e fanno il giro del mondo. Con quali canzoni ha iniziato a conquistare i paesi stranieri? Cosa le ha dato poter viaggiare così tanto con le sue canzoni?

«Una su tutte “Terra Promessa”. Fare così tanti tour mondiali mi ha regalato tanto sia emotivamente che professionalmente. Purtroppo quando sono in tour non ho spesso modo di visitare le città dove mi esibisco, ed è un vero peccato. I ritmi sono abbastanza serrati e non c’è molto tempo libero, ma sicuramente viaggiare ha contribuito anche un po’ a plasmarmi».

A proposito di amore lei non ha mai nascosto la sua vita privata e quella sentimentale. Anche questa schiettezza ha contribuito a renderla così popolare e amato dal pubblico?

«Io credo che la sincerità paghi sempre: se canti con onestà, se sei te stesso, i fan lo sentono».

Nelle interviste parla spesso di sua figlia Aurora. È una sua fan? Avete un bel rapporto?

«Certo, un buon rapporto. Una volta mi ha definito un “poliziotto buono”, perché magari a volte sono un po’ duro ma poi con lei mi sciolgo sempre».

I giovanissimi inseguono trapper e rapper. Lei ha dichiarato che un po’ teme questo genere. Perché?

«Semplicemente, credo ci sia bisogno di essere positivi e pesare bene le parole».

Ultimamente gli artisti sentono la necessità di impegnarsi su temi sociali, di portare il loro contributo. E anche lei lo fa, sta dando il suo contributo alla mobilitazione in difesa dell’ambiente. È un tema che la appassiona, perché?

«Banalmente, il nostro pianeta è l’unico che abbiamo e credo sia nostro preciso compito difenderlo in ogni modo possibile».

Il suo ultimo album e il suo ultimo tour “Vita ce n’è”: cosa rappresenta nella sua carriera, quanto influisce la maturità, da ragazzo di periferia a stella di quasi 60 anni che sembra un ragazzino…

«“Vita ce n’è” lo definirei il mio album migliore. Per me è un nuovo inizio, volevo mettermi in gioco con nuova musica e farlo bene, sfidare il tempo e lasciare un segno definitivo».

Tanti Sanremo, in varie vesti… Sanremo secondo lei è eterno?

«Sanremo è stato il mio trampolino di lancio, devo tutto a quel festival, a quel palco. Tornarci ogni volta è una grande emozione e sicuramente gli auguro l’eternità». –
 

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