Il Tirreno

PESCIA 

La carta racconta la storia: filigrane e macchinari ora hanno il loro museo

Paola Taddeucci
La carta racconta la storia: filigrane e macchinari ora hanno il loro museo

Nell’ex fabbrica si potranno ammirare strumenti d‘epoca e scoprire il ciclo di lavorazione. Riaperti anche i sentieri percorsi dai lavoratori

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Ci sono le filigrane del 1812 per il matrimonio di Napoleone e Maria Luisa d’Austria, quelle di grandi aziende italiane e internazionali e altre realizzate per le banconote di Stati esteri. E poi macchinari originali – pile sfilacciatrici, torchi lignei manuali, tini, turbine idrauliche e molto altro – che ricreano l’intero ciclo di lavorazione secondo le antiche tecniche dei mastri cartai. Un patrimonio unico e prezioso è custodito nel Museo della carta di Pescia.

Museo che in questi giorni ha raggiunto un importante traguardo: l’inaugurazione della sua sede definitiva nella settecentesca ex cartiera “Le carte”, sottoposta a un complesso intervento di restauro nell’ambito del progetto “La via della carta in Toscana” ideato da Lucense, società di ricerca industriale a capitale misto pubblico e privato, e finanziato da numerosi enti. Il trasferimento non è ancora stato completato, ma è già possibile visitare il nuovo museo su prenotazione telefonando allo 0572 408020.

Contemporaneante alla conclusione del restauro alle “Carte”, è terminata anche la sistemazione di sedici vecchi sentieri – in un’area di circa venti chilometri tra Villa Basilica e Pescia – un tempo utilizzati dai lavoratori e dalle lavoratrici delle cartiere. Da percorrere a piedi o in mountain bike, i sentieri sono adatti a tutti, anche quelli sui crinali, e rappresentano una sorta di museo diffuso sul territorio: lungo il percorso, infatti, sono stati posizionati cartelli esplicativi che raccontano storie, tradizioni e molto altro (i dettagli su www.laviadellacarta.it). Non è difficile, poi, incontrare vecchie fabbriche ormai chiuse come la cartiera Nardi, non ancora del tutto fatiscente grazie alla cura dei proprietari che a volte la aprono ai visitatori: tra i prossimi obiettivi del progetto “La via della carta” c’è la sua riqualificazione per allargare ulteriormente il museo diffuso.

L’immenso opificio “Le carte” – di origine settecentesca e acquistato nel 2004 dall’associazione pubblica e privata che gestisce il museo – si trova invece ai piedi del colle di Pietrabuona, a circa trecento metri dalla sede attuale, ed è uno dei monumenti più rilevanti di archeologia industriale presenti sul territorio italiano.

Il restauro architettonico, iniziato da alcuni anni e progettato dall’architetto Piero Paolo Pellegrini, ha portato alla realizzazione di tre corpi principali. La zona ovest è stata la prima ad essere conclusa, nel 2016, e da allora ospita l’Archivio Magnani, la famiglia che nel 1860 acquistò l’opificio creandovi una delle più grandi e famose industrie italiane della carta fatta a mano, la cui attività è cessata nel 1992. Lì furono realizzate le filigrane con i volti di Bonaparte e della sua promessa sposa, di cui l’Archivio conserva gli originali, ai quali si aggiungono migliaia di altri pezzi – dal 1700 ai primi anni del XXI secolo – che testimoniano i legami della cartiera con le maggiori imprese italiane e del mondo.

Circa settemila, inoltre, gli strumenti appartenuti ai Magnani – forme da carta, cere da filigrana, punzoni, teli metallici – e da loro donati al museo insieme con l’Archivio. Dell’antico opificio sono poi rimasti i grandi macchinari originali, punto di forza della zona centrale che è stata ora terminata insieme con la parte est, destinata ad ospitare l’ingresso, il negozio e gli uffici del museo. —
 

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