Italia
A un passo dal paradiso. La maestà dei soffitti in mostra agli Uffizi
“I cieli in una stanza” tra disegni, manufatti e ornamenti. Schmidt: "Un modo per conoscere e tutelare queste opere"
Di certo la celebre canzone di Gino Paoli del 1960 è stata fonte di ispirazione. Non solo per il titolo. Il soffitto come metafora del cielo, forme quadrate, rettangolari, ottagonali tutte riccamente decorate che invitano a sollevare gli occhi verso l'alto, diventa il protagonista della mostra che oggi si apre agli Uffizi. Da elemento costruttivo nato per proteggere gli ambienti, il soffitto ruba la scena e per la prima volta si pone al centro di un percorso. Sono più di trenta le opere ordinate dai curatori Claudia Conforti, Maria Grazia D'Amelio, Francesca Funis e Lorenzo Grieco che tra disegni tecnici, di ornato e di figura, dipinti e altri manufatti raccontano lo splendore dei soffitti lignei nel Rinascimento a Firenze e Roma e come, per la loro realizzazione, pittura e scultura fossero strettamente connesse all’architettura. “I cieli in una stanza”, come titola la mostra, si aprono con un rarissimo lacunare ligneo di età romana, per la prima volta esposto al pubblico, che conserva ancora tracce di colore, scoperto a Ercolano. Il mondo antico è rappresentato anche dai disegni di artisti come i fratelli Taddeo e Federico Zuccari, e da architetti come Giuliano e Antonio da Sangallo che ritraggono gli spartimenti a stucco e pittura degli ambienti della Domus Aurea e di altri monumenti classici. Il Rinascimento si annuncia con i colori e gli ornati di un maestoso lacunare del 400 in castagno, intagliato da Giovannino de’ Dolci per il Salone del mappamondo di palazzo Venezia, su incarico del papa Paolo II. Spicca poi il progetto di Michelangelo per la Biblioteca Laurenziana.
«L’idea di dedicare una mostra a questo tema inedito e sofisticato – spiega il direttore degli Uffizi Eike Schmidt - parte da un evento doloroso: il crollo del soffitto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, avvenuto il 30 agosto 2018. Quel giorno è andato in rovina un pezzo del nostro patrimonio artistico, che possiamo proteggere solo attraverso la conoscenza e l’attenzione costante. Solo così si sviluppa una sensibilità per la tutela: la mostra vuole essere un tassello in questa distribuzione del sapere che diventa strumento nella difesa dei nostri tesori d’arte». Fino all'8 marzo. —
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