Piano, archi e chitarre elettriche “Motta dal vivo” è delicato e rock
Arriva il doppio vinile (anche digitale) del cantautore pisano-livornese che riproduce il concerto romano di settembre che ha chiuso il suo tour
il disco
A marcare tre anni di dischi, concerti, Sanremo, premi e matrimonio, Francesco Motta pubblica ora “Motta dal vivo”, un doppio vinile, disponibile anche in digitale, che ferma su disco l’ultimo concerto di questo triennio incredibile. La data era quella del 28 settembre 2019, il luogo la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, sua città adottiva. L’occasione fu particolare: un concerto, a chiusura di un infinito tour, voluto e studiato proprio per quella specifica location. Il risultato sono riletture originali di 16 brani estratti dai due dischi che il cantautore pisano-livornese ha confezionato nella sua carriera da solista.
Da sempre Motta ha affiancato due anime: quella rock e quella d’autore. Per l’occasione ha deciso di spingere sulla seconda ed ha così realizzato degli arrangiamenti elettro acustici in cui la chitarra elettrica lascia il passo agli archi e al pianoforte. Sono riletture spesso intime, pacate, a volte dilatate, che consentono un diverso approccio all’ascolto. Tutto si fa più scarno; il cantautore ha lavorato per una resa più essenziale, asciutta. Anche quando la chitarra elettrica domina, il suono scelto è quello delicato, morbido. Interessanti sono i crescendo che la band mette in scena. L’episodio migliore in questo caso resta la lunga “Cambio la faccia” con la presenza della sorella Alice. È il brano che meglio sintetizza il mondo musicale di Motta e, soprattutto, di questo disco. Si parte appunto con gli archi per dare poi spazio a una chitarra “delicata” che sfocia in un mondo musicale psichedelico, frutto di un crescendo travolgente. Sulla coda tutto cambia perché torna un cantato essenziale, per finire tra violino e piano.
Un’altra collaborazione sul disco/concerto è quella consolidata con Nada. I due duettano, come già fatto a Sanremo 2019, sulle note di “Dov’é l’Italia” brano che Motta ha portato all’ultima edizione del Festival. Ancora una volta si conferma la qualità di quella esibizione. Chiudono poi (ad occupare l’ultima facciata del vinile) due lunghissimi brani che riportano al mondo rock di Motta. La dilatata “Ed è quasi come essere felice” (13 minuti) con le sue aperture musicali e chitarristiche riconduce ancora a un mondo psichedelico, mentre la conclusiva “Roma stasera” è una cavalcata con una chitarra acida.
Un disco interessante che restituisce lo spirito di quel concerto e che mostra la versatilità di Motta. Aspettiamo il termine di questo periodo di meritato riposo per vedere cosa saprà proporre ancora. —
Luca Trambusti
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