“Maggio” più globale e più...caro. E Zubin Mehta rimpiazza Luisi
Pereira aumenta i biglietti per andare a caccia di una platea più internazionale. Le grandi novità sono le sette donne della Abramovich e l’inedito “Lo sposo di tre”
È un Maggio di transizione quello che dal 23 aprile al 23 luglio 2020 festeggia l’edizione numero 83. Un Maggio ibrido perchè da un lato accoglie l'ossatura datagli dall'ex sovrintendente Cristiano Chiarot, dall'altro sposa i primi suggerimenti di Alexander Pereira, che a partire dal prossimo 16 dicembre gli subentrerà a tutti gli effetti. Un Maggio che risente anche di congiunture economiche non esaltanti ma che vuole aprire un nuovo capitolo degno della sua lunga storia e del suo glorioso passato: e che proprio per questo si è affidato all'uscente sovrintendente scaligero. Il rilancio artistico e gestionale della Fondazione che, per sindaco Nardella, dovrebbe finalmente essere definitivo, passa per alcuni nodi non secondari. Come la nomina del direttore musicale dopo l'abbandono di Fabio Luisi. Pereira si è messo in cerca ma al momento i tentativi sono andati a vuoto.
«Valuteremo il da farsi con Zubin Mehta che conosce l'orchestra come nessun altro – spiega – Zubin è la persona giusta per aiutarmi nell'impresa oltre a essere un mio caro amico».
L'addio di Luisi ha creato un altro vuoto. Chi salirà sul podio per ”Otello” di Verdi, che avrebbe dovuto inaugurare il festival il 29 aprile? Ancora una volta a venire in aiuto è Zubin Mehta. Il maestro indiano ha conciliato i suoi impegni alla guida dei Wiener Philharmoniker e si è detto pronto per il 10 maggio. Protagonista Fabio Sartori, al suo debutto nei panni del Moro, affiancato da Hibla Germazova (Desdemona) e George Petean (Iago), mentre a firmare la regia sarà Valerio Binasco. Così, posticipato “Otello”, l'inaugurazione del festival diventa un omaggio a Luigi Cherubini. Il 23 aprile va in scena “Lo sposo di tre o il marito di nessuna”, opera di rara esecuzione, mai rappresentata a Firenze (Diego Fasolis sul podio, la regia Cesare Lievi), l’unica che il compositore scrisse per Venezia, un dramma giocoso su libretto di Filippo Livigni, che debuttò nel 1783. Dopo la “Jeanne Dark” di Fabio Vacchi, ispirata al testo ironico e sarcastico “La Pucelle d’Orléans” di Voltaire (dirige Alessandro Cadario, regia Valentino Villa) sarà ancora Mehta a guidare “Fidelio” di Beethoven in forma di concerto, mentre Marina Abramovic avrà la sua iniziazione come autrice e regista lirico: “7 deaths of Maria Callas” si intitola l’opera dell’artista alla sua prima rappresentazione su un palcoscenico italiano, musiche di Marko Nikodijevic, la bacchetta di Yoel Gamzou. Lo spettacolo è ispirato alle sette eroine del teatro musicale che muoiono d’amore: Carmen, Tosca, Lucia, Butterfly, Norma, Desdemona e Violetta. Completano il cartellone operistico “Euridice” di Jacopo Peri (dirige Federico Maria Sardelli); la celebre “Turandot” di Puccini firmata da Zhang Yimou con Juraj Valcuha sul podio più due titoli verdiani affidati alla bacchetta di Carlo Rizzi: “Un ballo in maschera” e “Traviata” con la regia di Davide Livemore e Francesco Micheli. Fra gli altri protagonisti spiccano Myung-Whun Chung, Daniele Gatti, Edita Gruberova, Krystian Zimerman, Maurizio Pollini. Nomi che nelle speranze di Pereira dovrebbero attirare un pubblico internazionale per il quale il preventivato aumento del costo dei biglietti non dovrebbe essere un problema. —
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