Meteo
Addio a Bongusto, colonna sonora di un’Italia ancora innamorata
Aveva 84 anni ed era ammalato da tempo. “Una rotonda sul mare” è il suo successo evergreen
Migliaia di coppie si sono innamorate e sposate per sempre, come ancora usava negli anni ‘60-‘70, ballando le sue canzoni morbide, eleganti, sussurrate dalla voce suadente ma mai compiaciuta, di impeccabile impianto musicale. Sottofondi di violini e chitarra assassina.
Musica da night-club, insomma: il locale antesignano della discoteca, dove gente avvinghiata danzava canzoni lente. D’estate invece, quando le vacanze si passavano esclusivamente sulle spiagge della Liguria, in Versilia, in Romagna soprattutto, il rituale del ballo complice si spostava nei locali all’aperto sul mare, spesso di forma rotonda, con il palco in cemento per l’orchestra e sotto la pista: i giovanotti in gruppo si guardavano intorno alla ricerca della preda, al primo lento si avventavano a chiedere un ballo alla prescelta, che stava al tavolo con le amiche. Così nascevano le storie, e matrimoni appunto indissolubili.
Di queste rotonde, Fred Bongusto è stato a lungo uno dei re indiscussi: lui e Peppino Di Capri (suo amico e grande rivale) erano i più bravi e popolari di tutta una vasta truppa di crooner che non disdegnavano la scintillante tv d’epoca. Solo che, sotto il profilo amoroso, la colonna sonora del buon Fred non aveva rivali, soprattutto grazie alla “Rotonda sul mare” del 1964, che rimase un pezzo estivo imprescindibile, di una popolarità impressionante, lanciato a manetta nei juke box di ogni più remoto bar d’Italia.
[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.37881050:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/tempo-libero/2019/11/09/news/re-romantico-nelle-estati-del-boom-economico-1.37881050]]
Quella Rotonda, con «Il nostro disco che suona/Vedo gli amici ballare/Ma tu non sei qui con me» sarà risuonata ieri malinconicamente in tante menti, alla notizia della morte a 84 anni di Fred, avvenuta l’altra notte, dopo una malattia durata alcuni anni.
È stato come un risveglio di coscienza generale, perché davvero di Bongusto si erano come dimenticati in molti. Travolto dai cantautori prima, dal rock e da tutto il resto dopo, Bongusto si era rifugiato a Ischia, nel buen retiro che condivideva con la moglie Gaby Palazzolo, scomparsa nel 2016.
La chiave del successo dell’artista di Campobasso fu comunque che tante coppie poi immarcescibili nascevano sulle sue canzoni che cantavano di amori estivi e passeggeri, anche se la sua voce suscitava sentimenti forti, di grande romanticismo. Bongusto ne sfornava di irresistibili, non mancava un colpo: “Amore fermati”, “Malaga”, “Doce Doce” e “Frida”, “Tre settimane da raccontare” e mille altre. Una delle sue più gettonate ancora oggi è “Spaghetti a Detroit”, del ‘67, con il celebre «spaghetti pollo insalatina e una tazzina di caffé/a malapena riesco a mandar giù» : di quest’atmosfera è in qualche modo figlia un’altra celeberrima nel 1971, “Quando mi dici così”, che fu sigla della trasmissione tv “Speciale per voi”, dove un Bongusto un po’ rigido al microfono veniva raggiunto e blandito da una splendente Minnie Minoprio, che accendeva le fantasie casalinghe.
Ma sarebbe ingiusto ricordare Bongusto solo per il suo repertorio più popolare. Fu autore di numerose colonne sonore, fra le quali quella di “Malizia” di Samperi nel ‘73 e “Oh Serafina!” di Lattuada. La passione per la musica brasiliana, dove riusciva a dare altri colori all’eleganza del suo stile interpretativo, lo portò a collaborare con Joao Gilberto e con Toquinho. L’ultima apparizione in pubblico fu nel 2013, quando partecipò a un concerto in memoria di Franco Califano, come lui eroe di tempi ruggenti nei quali era bello sognare. –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
