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Zucchero: «Cerco redenzione nel blues e perdono questa Italia che non va »

Luca Trambusti
Zucchero: «Cerco redenzione nel blues e perdono questa Italia che non va »

Le riflessioni del musicista sulla sua vita e sulla politica mentre esce il nuovo “D.O.C.”, album intimo e attuale

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A più di tre anni dal precedente “Black Cat” arriva “D.O.C.” il nuovo album di Zucchero, da oggi disponibile in fisico e digitale. «Sono geloso di questo album – dice l’autore, che ha firmato o cofirmato tutti i testi – perché è molto mio, intimo. I brani rispecchiano esattamente il mio stato d’animo, quello che penso e sento».

“D.O.C.” è un album di attualità, sia nella parte lirica che in quella musicale. Con la produzione di Don Was, Zucchero ha confezionato un disco dalle sonorità moderne, ispirato da quella che è l’attuale scena musicale. Questo ha un po’ snaturato il suo stile che è rimasto comunque presente nei brani più uptempo, classicamente funky e R&B.

Zucchero, qual è, se c’è, il filo conduttore di questo disco?

«Distinguiamo tra liriche e musiche. Musicalmente ho pensato a come non fare un album che potesse suonare come il precedente, che non ne fosse la protesi. Ho fatto una grande ricerca perché tutto cambia velocemente, te ne accorgi da quello che si sente in radio e in giro. Abbiamo così lavorato con una parte “organica”, io, Don Was e Max Marcolini, e una di elettronica, fatta dai produttori giovani che padroneggiano questi suoni. Ogni sera poi abbiamo messo tutto insieme. Alla fine questo era il suono che avevo in testa per rinnovarmi restando me stesso. Per i testi sono partito pensando a questo mondo, alla mia vita, a quello che mi circonda. In ogni canzone c’è un qualcosa che parla di una luce, di uno spirito. Un inizio di redenzione che per un ateo incallito come me è cominciare a mettere in dubbio tante cose. Non mi avvicino necessariamente al Dio dei cristiani, ma a qualcosa di più grande, di spirituale in senso lato, che potrebbe essere anche lo spirito di mia nonna. Guardo questo momento storico con una luce in fondo al tunnel, che potrebbe essere anche una fede, che non è necessariamente una religione. Dunque questo disco vive di attualità».

Come vede la situazione di oggi?

«Vivo, come tutti, i tempi che stanno passando. Sono un po’ preoccupato e come tanti ho paura. In questo momento c’è una pentola in ebollizione; bisogna stare attenti che non scoppi. Per fortuna in Italia non ci sono politici carismatici, ma se dovessero arrivare...».

È evidente che il brano “Badaboom (Bel Paese)” è riferito all’Italia.

«Potrei abitare a Los Angeles, a New York. L’ho anche fatto per qualche mese. Però alla fine torno in Italia che ha tanti difetti. È stato un Bel Paese, in passato. Ultimamente c’è rimasto solo quello che altri, tanto tempo fa, hanno fatto. Questo va detto, non bisogna chiudere gli occhi. È un paese di corruzione, intrighi, coltellate alla schiena e ti chiedi dove siamo e dove andiamo. Potrebbe essere un bellissimo posto dove stare bene, ma non è sempre così. Però alla fine perdono il mio Paese».

Come sarebbe il suo presente ideale?

«Sono cresciuto in Emilia in un mondo dove c’erano Don Camillo e Peppone, con il loro rapporto bonariamente conflittuale che alla fine era anche mutuo soccorso. Questo era il mondo che sognavo. È però romantico pensare che oggi possa esistere».

Perché ha scelto di vivere in Lunigiana?

«Sono nato a Roncocesi frazione di Reggio Emilia. Mi sono spostato da piccolo in Versilia e mi sono sentito sradicato. Vengo quindi da luoghi tranquilli e cerco la tranquillità. A Pontremoli ho la terra, la lavoro, sono “bio” e “D.O.C”. Vorrei che la gente si manifestasse per quello che è veramente e vedere un mondo un po’ più genuino. Ecco, tutto questo lo trovo dove abito».

Perché dal palco lei non ha mai dato un’impronta politica?

«Quando sono sul palco trasmetto, attraverso le canzoni, dei sentimenti e delle vibrazioni e non passo messaggi politici, anche se in passato l’ho fatto. Ho la sensazione che certe cose in concerto non vengano recepite. Tutti i tentativi di commistione tra politica, impegno e musica, a cui ho anche partecipato in passato, mi sembra non abbiano dato risultati». —
 

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