Willie Peyote: fare rap parlando di tempo e di come restare umani
Il musicista torinese esce con il suo quarto album “Iodegradabile” «Il concept è l’obsolescenza: con i social siamo tutti in un catalogo»
il disco
Ecco “Iodegradabile”, il nuovo, quarto album del torinese Willie Peyote, Guglielmo Bruno all’anagrafe. «La musica dura poco, tutto dura poco, solo la vita si allunga – spiega il musicista – per cui ho fatto un disco sul tempo... che dura poco». In poco più di mezz’ora con il suo stile che unisce rap e trap alla canzone d’autore Willie dà uno sguardo interessante sull’oggi, sul rapporto tra il tempo, la velocità delle cose e gli uomini. È un’analisi, come spiega, «sul cambiamento dell’essere umano in un tempo di obsolescenza programmata». Con questa idea di fondo molti sono gli elementi da prendere in analisi: le relazioni amorose sempre più a tempo determinato, come il lavoro, l’influenza dei social sulla velocità di comunicazione, fino ad arrivare alla politica. Per questi temi “Catalogo” e “Mostro” sono i due brani più significativi. «Il primo – dice Peyote – riassume il concept del disco sull’obsolescenza e sui social, dove siamo tutti su un catalogo, un essere sempre alla ricerca di nuovi clienti. È un concetto capitalista. Inoltre – aggiunge – è alienante questo stato d’animo inversamente proporzionale ai like presi. Non è sbagliato il mezzo ma il nostro approccio». Decisamente velenosa invece “Mostro” dove si analizzano distintamente due entità politiche: la Lega e il M5S. «Parla dei due elettorati e della comunicazione. Quelli della Lega hanno uno schieramento di regime, alla ricerca di un continuo e costante nemico. I 5Stelle invece vivono di una controinformazione da siti non verificati. Si contrappongono – continua l’autore – tra nemici e complottismo. In realtà entrambi cercano un qualcuno con cui prendersela, un capro espiatorio. Non essendo una questione di Governo, ma di elettorati, esistono ancora».
Temi dunque impegnativi che fanno di Peyote un rapper (perché tale si definisce) distante dallo stereotipo. Il suo target è un pubblico giovane a cui dare qualcosa su cui ragionare. «Sono responsabile di ciò che scrivo, che è un invito a capire attraverso differenti interpretazioni, altri lati di accesso alle cose – spiega – Tendo ad un allargamento del pubblico perché parlare con chi ti dà ragione non è il mio scopo. Non voglio fare il salottino dell’intellighenzia che è il grande errore della sinistra. La gente va educata senza però parlare in maniera altezzosa – dice ancora – A volte penso che non ci sia più speranza per migliorare la gente. Non voglio però cedere a questo pensiero. Sarebbe un fallimento per tutto e per me». —
Luca Trambusti
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