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Il labirinto nel parco di Villa Garzoni che a percorrerlo insieme fa innamorare
Il giardino che circonda la dimora seicentesca è un bellissimo esempio di scenografie manieriste e barocche
Le prime notizie del giardino di Villa Garzoni a Collodi risalgono al 1633, riferite al marchese Romano di Alessandro Garzoni che molto probabilmente fu anche il primo architetto del giardino cui furono date le forme attuali nel 1652. Ma per il completamento di questa meraviglia botanica e architettonica furono necessari 170 anni e l’impegno di molte generazioni.
Oggi, nonostante i problemi per la sua manutenzione, il giardino di Villa Garzoni continua a essere uno dei giardini storici più visitati d’Italia, uno spazio verde caratterizzato da effetti scenografici che rappresenta lo stile tipico del passaggio tra il manierismo e il barocco.
I visitatori del giardino restano sempre sorpresi dal suo labirinto, l’unico sopravvissuto nella tradizione delle ville lucchesi, voluto dallo stesso marchese Garzoni che era un grande appassionato di botanica e conosceva bene questo tipo di strutture verdi dal significato simbolico, un capriccio verde in cui è un piacere perdersi alla ricerca dell’uscita, magari in compagnia del proprio amore, visto che si dice che percorrerlo assicuri una lunga durata alla relazione sentimentale.
Situato vicino alla villa detta “delle cento finestre” sul lato destro guardandone la facciata, sotto il ponte con grandi aperture circolari e ottagonali con raffinate decorazioni a mosaico, si tratta di un piccolo labirinto arboreo formato da siepi di bosso alte 2-3 metri, dominato da una loggetta da cui il marchese si divertiva ad assistere ai tentativi dei suoi ospiti di trovare la via d’uscita. Un tipico esempio di labirinto multicorsale, vale a dire con bivi, vicoli ciechi e false piste e con un ingresso ed un’uscita. Non ci vuole molto a percorrerlo, non è il mitologico labirinto di Cnosso fatto costruire dal Re Minosse per rinchiudervi il terrificante Minotauro, il labirinto di Villa Garzoni – il secondo sul territorio di Collodi, visto che il parco tematico dedicato al famoso burattino ne propone un altro – è una architettura verde che completa alla perfezione un parco che è un documento importante nella storia del giardino barocco in Europa.
Un angolo intimo e suggestivo che affascinò anche Carlo Lorenzini, l’autore de “Le avventure di Pinocchio”. Suo padre, infatti, lavorava come giardiniere del complesso, sua madre era tra le cameriere della villa, e lo scrittore trascorse buona parte della sua infanzia presso il Castello, come gli abitanti del paese chiamano l’imponente costruzione.
È stato ipotizzato che tra le pareti verdi del labirinto sia nata l’idea del racconto, visto che la fiaba di Pinocchio è un percorso iniziatico con il burattino che deve affrontare numerose prove per riuscire a uscire dal labirinto della propria esistenza per raggiungere la liberazione.
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