Il Tirreno

Scienza e spettacolo

Galileo sotto la Torre dimostra la teoria della caduta dei gravi

Giuseppe Boi
Federico Guerri, novello Galileo Galilei, durante lo spettacolo di divulgazione scientifica (Foto Renzullo-Muzzi)
Federico Guerri, novello Galileo Galilei, durante lo spettacolo di divulgazione scientifica (Foto Renzullo-Muzzi)

Messo in scena l’esperimento che Galilei non fece mai. Ad assistere gli studiosi di fisica in città per un convegno

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Tutti i corpi materiali cadono nel vuoto con la stessa accelerazione: è l’assunto scientifico. Lo ha dimostrato Galileo Galilei con un esperimento scientifico sulla Torre di Pisa: è la convinzione comune. Scienza e leggenda, però, non vanno d’accordo proprio per colpa dello scienziato pisano che, col suo metodo sperimentale è padre, non a caso, della scienza moderna. Così, 400 anni dopo la pubblicazione dei “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica e i movimenti locali”, l’Università di Pisa ha voluto togliere ogni dubbio: è stato Galileo ha effettuare l’esperimento. Come? Facendolo rinascere sotto le spoglie dell’attore Federico Guerri che ha sfatato il mito e ha trasformato un esperimento scientifico in spettacolo e viceversa.

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«Omini et donne d’ogni dove, passanti, aspiranti dottori / fisici, matematici, artigiani, eruditi et ricercatori / lasciate che vi dia il benvenuto nella città dove la mia nascita fu incisa / nella bella Piazza de’ Miracoli presso l’Università di Pisa», è stato l’incipit dello show andato in scena ieri pomeriggio sotto la Torre Pendente. Guerri, vestito in abiti rinascimentali, ha spiegato in rima l’esperimento e il perché dello spettacolo di divulgazione scientifica circondato dagli sguardi incuriositi dei turisti e non solo. Gli ospiti d’eccezione erano infatti degli scienziati. Per la precisione i fisici arrivati a Pisa da tutto il mondo per la conferenza sull’origine dell’universo e il suo destino.

«Un’occasione per creare un ponte tra discipline scientifiche che, pur facendo parte della fisica, fanno fatica a parlarsi – ha spiegato Marilù Chiofalo, docente all’Università di Pisa e organizzatrice dell’incontro – In questi tre giorni (il convegno è cominciato ieri e finirà domani, ndr) faremo dialogare al Polo Fibonacci la fisica delle interazioni fondamentali, quella della materia, l’astrofisica e la cosmologia attraverso lo scambio di idee ed esperimenti di precisione e simulazioni quantistiche. Ma proveremo anche a far parlare i fisici arrivati da tutto il mondo con la città».

Un esperimento, quest’ultimo, perfettamente riuscito. In centinaia ieri hanno assistito all’esperimento-spettacolo in Piazza dei Miracoli. Prima attirati dalla recitazione di Guerri (autore dei testi insieme a Luca Biagiotti del teatro Verdi), poi dalla corsa fino in cima alla Torre Pendente di Steve Shore, ordinario di astrofisica ribattezzato per l’occasione Stefano Della Riva. Il professore, interpretando il ruolo di allievo del Galilei, ha materialmente lanciato dall’altezza di 50 metri due pesi, una bottiglia d’acqua e un libro di fisica, che hanno toccato la terra insieme. Un test, proprio perché scientifico, ripetuto tre volte ma che alla fine ha consentito al Galileo-Guerri di dimostrare «non se la terra sia ferma oppur si mova attorno al sole, ma che i due corpi cadon nel medesimo istante».

Ma l’esperimento non è la sola cosa avvenuta ieri sotto la Torre. Non poteva infatti mancare l’incontro tra scienza e fede. Oltre al “rinato” Galileo e agli scienziati che partecipano alla conferenza, non poteva mancare in Piazza dei Miracoli l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto. Il presule ha prima partecipato al flash mob e ha poi accompagnato gli scienziati all’interno del Camposanto monumentale per illustrare il significato teologico dell’affresco di Buffalmacco raffigurante il Trionfo della Morte.

Leggende che si fanno realtà, esperimenti scientifici che diventano uno spettacolo, scienziati e religiosi che passeggiano a braccetto: ieri pomeriggio a Pisa si è avverato quello che, nel 1600, Galileo Galilei non avrebbe neanche osato sognare. —
 

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