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Il mito della caverna e la libertà del filosofo: Iacono elettrizza parlando di oggi e del futuro
Il commiato del professore dopo decenni d’insegnamento all’Università di Pisa: da Platone ai migranti e al movimento di Greta Thunberg
Questo articolo è stato proposto da Mika, ospite del Tirreno e direttore per un'ora.
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PISA. «Il mio non è un discorso sul passato, è un discorso sul futuro» dice dopo un “viaggio di parole” di appena quaranta minuti nella storia della filosofia che dal libro settimo della Repubblica di Platone porta fin nelle piazze dove oggi i ragazzi lottano per salvare il pianeta o sui barconi sui quali migliaia di migranti inseguono la speranza e spesso trovano la morte. Quaranta minuti su che cosa è e a cosa serve la filosofia: un metodo, uno spazio critico, un guardare con altri occhi. E le parole escono dai confini dell’aula, offrono uno sguardo sul mondo e raccontano anche chi, dall’altra parte della cattedra, questa visione la propone, il professor Alfonso Maurizio Iacono alla sua ultima lezione come docente dell’Università di Pisa. Il saluto del professore coincide con un inizio: l’avvio dell’anno accademico del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere.
L’aula magna del Polo Carmignani è gremita. «È l’occasione per salutare un docente di valore ma per noi un caro amico – dice in collegamento audio il rettore Paolo Mancarella – Se uno diventa filosofo dopo essere nato nello stesso luogo di Empedocle (Agrigento, ndr) siamo di fronte a un predestinato» aggiunge con ironia nei confronti di quello che definisce un moderno Stachanov, un uomo poliedrico e infaticabile. Per ascoltarlo, solo posti in piedi. «È stata una grande emozione» dice Iacono portavoce non di un saluto – dopo 50 anni dedicati alla filosofia – ma di un invito, una scossa elettrica alla sala, una lezione sull’oggi e sul futuro.
Iacono parla del mito della caverna di Platone, dei prigionieri incatenati e costretti a guardare in un’unica direzione convinti che le ombre che vedono siano l’unica realtà possibile. Ma riflette sull’attualità, rilegge un mito «famoso, che ritorna continuamente e viene reinterpretato – spiega – E ritorna soprattutto in questa epoca nella quale impera il neo liberismo».
«La caverna nel mondo globalizzato è essere individui connessi e nonostante ciò soli, isolati» afferma Iacono che aggiunge: «Ecco perché uscire dalla caverna è ancora un compito da svolgere». Un compito della filosofia intesa come metodo. Platone racconta di un prigioniero che si libera e esce dalla caverna, si rende conto di una realtà altra. E decide di tornare indietro, raccontare ai prigionieri quello che ha scoperto. Ma loro non gli credono. Il prigioniero che «è uscito dalla caverna ed è stato in grado di comparare i due mondi» spiega Iacono è il filosofo. Che però non ha le risposte. «La filosofia non implica avere delle risposte, è semmai il percorso, il rapporto con le domande». Iacono “chiama in cattedra” Aristotele e poi Marx, Nietzsche, passando per Diderot ed Hegel. E parla della meraviglia «lo stato emotivo che sta all’origine del filosofare – spiega – alla quale segue il dubbio, l’incertezza che diventa metodo». Ecco dunque che la filosofia, l’amore per il sapere «indica più la posizione dell’osservatore nei confronti dei fenomeni e dei misteri del mondo che non le risposte a tali fenomeni e a tali misteri». È la domanda, il dubbio, il sospetto «dell’ordinario, del banale, dell’apparenza. Si sospetta della falsa coscienza, quella stessa dei prigionieri nella caverna di Platone che genera, ancora oggi e più che mai oggi, violenza e ingiustizia in nome della giustizia, sopraffazione in nome della libertà, disuguaglianza in nome dell’uguaglianza». Da Platone ai barconi, alla guerra in Siria, a un mondo «dove ci si abitua talmente alle catene – conclude – da convincersi che non ci sia alternativa».
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