La pala del Beato Angelico torna a splendere in San Marco
Dopo il Giudizio Universale un altro importante restauro per i 150 anni del complesso museale. Nuovo allestimento per la Sala dell’Ospizio
FIRENZE. Acquisito dallo Stato nell'ottobre 1866, a seguito della legge sulle soppressioni ecclesiastiche, il complesso monumentale di San Marco nella Firenze capitale del nuovo Regno d'Italia, apriva al pubblico come museo il 15 ottobre 1869, 150 anni fa. Fiore all'occhiello del Polo museale della Toscana, che comprende ben 49 siti disseminati su tutto il territorio regionale, il museo di San Marco insediato nella parte monumentale dell'omonimo convento domenicano, capolavoro di Michelozzo, voluto da Cosimo de' Medici nel 1437, custodisce la più grande collezione al mondo di opere del Beato Angelico, che qui lavorò tra il 1438 e il 1445. Accanto all'Angelico si trovano opere del Ghirlandaio, di Paolo Uccello, dei Della Robbia e il celebre ritratto del Savonarola, dipinto da Fra Bartolomeo, che qui soggiornò a partire dal 1489. Il patrimonio è inoltre arricchito dall’esposizione di alcuni reperti architettonici recuperati durante le demolizioni ottocentesche del centro cittadino e dalla Biblioteca di Michelozzo che fu la prima biblioteca “pubblica'' del Rinascimento, frequentata da personaggi come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola.
Ora, a festeggiare i 150 anni della sua istituzione concorrono due importanti tasselli: l'annuncio dei lavori per il nuovo, completo allestimento della Sala dell'Ospizio, finanziato con 200mila da Friends of Florence, che prenderanno il via all'inizio del 2020, e il termine del restauro della grandiosa tavola del Beato Angelico eseguita tra 1438 e 1443 per l’altare maggiore della chiesa di San Marco (dopo l’altro recente restauro del Giudizio Universale). «Col ritorno della Pala nella Sala dell’Ospizio – ha dichiarato il direttore del Polo museale della Toscana, Stefano Casciu - si ricostituisce quell’insieme unico al mondo di opere su tavola del Beato Angelico che, insieme coi suoi affreschi realizzati per il convento domenicano, e in particolare quelli celeberrimi delle celle, rende questo museo tra i più affascinanti di Firenze». La Pala di San Marco è un testo fondante della pittura del Rinascimento fiorentino. Il complesso restauro, realizzato dall’Opificio delle Pietre dure, ha riportato i suoi valori spaziali, lo splendore delle superfici pittoriche e delle dorature ad un livello insperato, considerati i gravi danni subiti nel passato.
G.R.
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