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Torna alla luce l’ambiziosa città di Semifonte: sfidò Firenze e fu rasa al suolo nel 1202

Giacomo Bertelli
Torna alla luce l’ambiziosa città di Semifonte: sfidò Firenze e fu rasa al suolo nel 1202

I fiorentini decretarono che lì non si potesse mai più costruire. Ora scavi, droni e georadar consentono di leggerne le tracce

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CERTALDO. Una città scomparsa che adesso torna lentamente alla luce grazie a scavi, droni e georadar. Continua a far sognare in una mostra il mito di Semifonte, la città che osò sfidare Firenze, fu sconfitta e rasa al suolo nel 1202. La mostra mette in luce i risultati degli studi condotti con le nuove tecnologie che hanno permesso di esaminare il territorio da un'altra prospettiva e di intercettare le anomalie per provare a disegnare e ricostruire quel mito.

Le lancette del tempo tornano indietro al 1181 quando una fortezza inespugnabile nata per volontà del conte Alberto IV degli Alberti, aveva attirato le attenzioni ostili di Firenze che nel 1202 decise di distruggerla per contrastare definitivamente la sua ascesa. Portata a temine la distruzione, Firenze decretò che su quel colle non si sarebbe mai più potuto costruire nessun edificio. Divieto che, di fatto, è stato rispettato fino ad oggi, con l’eccezione della Cappella di San Michele eretta nel 1597 su progetto di Santi di Tito e autorizzata dai Medici, che riproduce in piccolo la Cupola del Brunelleschi, simbolo di Firenze, quasi a rimarcare a distanza di secoli la sua supremazia.

Gli scavi archeologici, l’uso di droni e georadar ora consentono di leggere cosa c’è là sotto e fanno emergere le tracce dell’antica città toscana incastonata tra le colline. Semifonte era circondata da mura e da un fossato con due porte ed alcune chiese e una rete abitativa ancora in espansione.

La mostra fa il punto sugli studi e sulle ricerche storiche e archeologiche, al momento in corso, lungo il filo rosso dei parallelismi esistenti tra Semifonte e la città gemella Sandormiez, in Polonia, distrutta anch’essa intorno alla metà del Duecento dall’invasione dei mongoli e poi ricostruita nel 1285. L’allestimento si inquadra nel progetto di ricerca archeologica “Semifonte in Valdelsa città degli Alberti”, condotto da Guido Vannini, Andrea Vanni Desideri e Silvia Leporatti, e dal progetto di diagnostica archeologica, coordinato da Salvatore Piro, Enrico Papale, Daniela Zamuner. Gli esiti del progetto, che comprende anche l’archeologia di paesaggio, sono presentati attraverso una sequenza di ricostruzioni virtuali, realizzate dal Laboratorio di Geografia dell’Università di Firenze e, nel caso di Semifonte, consentono di osservare le trasformazioni del paesaggio dall’età medievale, prima e dopo la fondazione della città, fino alla sua distruzione e le conseguenti modifiche con la nascita di strutture di tipo urbano, quelle stesse che Leonardo da Vinci rappresentò nelle sue carte. L’analisi del territorio ha evidenziato anche la presenza di molte case-torri, almeno sette, dislocate fra Certaldo, Petrognano e San Gimignano, che tornarono a vivere dopo la distruzione di Semifonte, replicando l'idea di quel borgo che sembrava invincibile, nonostante i divieti di ricostruzione.

«Con questa prima esposizione - spiegano i sindaci di Barberino Tavarnelle e Certaldo, David Baroncelli e Giacomo Cucini - diamo conto del lavoro di ricerca che i nostri comuni hanno sostenuto in un percorso di collaborazione avvalendosi di alcuni dei più esperti archeologi italiani e polacchi. Un lavoro di caratura internazionale che mette in campo un team composto da Università, istituzioni nazionali e internazionali, associazioni di volontariato attive nel campo della ricerca archeologica».

Disegni, immagini e scatti inediti sono visitabili in una mostra aperta fino al 7 gennaio 2020, dislocata nei due luoghi simbolo di Certaldo (Palazzo Pretorio) e Barberino Tavarnelle (la Cappella di San Michele Arcangelo).

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