Il Tirreno

Dai trionfi di Napoli alla caduta nella polvere: la storia di Maradona, il più forte e discusso

Luca Trambusti
Dai trionfi di Napoli alla caduta nella polvere: la storia di Maradona, il più forte e discusso

Nelle sale dal 23 al 26 settembre il documentario firmato Asif Kapadia, lo stesso che ha firmato quelli su Senna e Amy Winehouse 

3 MINUTI DI LETTURA





La grandezza del calciatore Maradona non si mette in dubbio, si “gioca” con Pelè il ruolo del migliore. Ciò che invece ha fatto parlare, discutere gettando un’ombra sulla sua carriera sono alcuni episodi avvenuti a fine carriera ed il triste tramonto che ha accompagnato la conclusione della sua attività sportiva.

A raccontare il percorso del grande argentino dal 23 al 26 settembre sarà nelle sale cinematografiche (dopo l’anteprima al Festival di Cannes) “Maradona”, un documentario firmato Asif Kapadia (autore dei biopic su Amy Winehouse e Senna).

In due ore la pellicola analizza la vita e la carriera del calciatore a Napoli. Sono gli anni di grazia, in cui ha dato “artisticamente” il meglio di sé, come testimoniano le preziose immagini.

Il docu-film, si avvale infatti di video provenienti dall’archivio privato di Maradona per cui molti sono esclusivi. A questi si aggiungono azioni di gioco dalle teche televisive. Il collante di tutto è Maradona stesso, che racconta la sua vita. La voce narrante dell’argentino (sottotitolato) si arricchisce di altri contributi narrativi: sostanziale quello del preparatore atletico, di giornalisti, di ultras e di gente della strada.

Il film mette a nudo, senza sconti, solo un po’ di retorica, la storia del protagonista. Ne racconta la carriera, ne analizza l’infanzia, ne celebra i trionfi, il gesto atletico (la sua bravura la mostrano le tante scene di calcio) e la sua importanza per il Napoli e per Napoli con il nuovo posizionamento della città nella geografia calcistica e sociale degli anni ’80.

Allo stesso tempo però non nasconde (e non potrebbe farlo) gli aspetti personali, la durezza dei contatti con la camorra e di come sia stato esaltato ma anche fatto sprofondare.

È una testimonianza cruda, asettica, che solo in parte declina a favore di Maradona, che non viene mai giudicato ma raccontato, sia dal punto di vista calcistico che umano.

La storia narra anche della difficile infanzia, della famiglia numerosa e ai limiti della miseria e di come sin dai 15 anni lui se la sia presa sulle spalle nel tentativo di portarla ad un riscatto sociale (inizialmente identificato con l’acquisto di una casa per i genitori).

È in questo che si esalta l’aspetto retorico del film: il calcio per Maradona è stata l’occasione per uscire dalla povertà, il comune concetto dell’essere “salvato dal calcio” (ma applicabile a diverse discipline).

Se il film si enfatizza nei successi e nella bellezza del gioco, altrettanto si fa drammatico nella discendente parabola del campione, nei suoi momenti difficili di dipendenza dalla cocaina e dalla camorra.

È una discesa negli inferi. Maradona era considerato un dio, spesso abbinato ai simboli religiosi; la sua fu una caduta dagli altari alla polvere.

Ci sono accuse di spaccio, sfruttamento della prostituzione, evasione fiscale, sino alla condanna della giustizia e alla sospensione della Federazione per doping.

L’inizio della fine fu quando il rapporto con Napoli si fece difficile.

Ferlaino, l’allora presidente del Napoli, si definisce il “carceriere di Maradona” che voleva abbandonare la città mentre la dirigenza preferiva sfruttarlo sino in fondo.

Nel drammatico triste e solitario finale c’è l’esaltazione del lato umano, c’è il momento in cui Diego e Maradona (le sue anime: quella umana e quella del personaggio) si confondono nella comune deriva.

Commoventi sono le lacrime in un’intervista con il protagonista disfatto fisicamente ed umanamente. “Maradona” rende dignità ad un uomo, cioè l’aspetto discutibile, perché quello del calciatore è assolutamente intoccabile. —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana