Peggy Guggenheim collezionista dei più grandi del Novecento
venezia. Una collezione numericamente piccola, poco più di 300 opere, acquisite in 40 anni, cogliendo l’attimo, seguendo molte volte l’istinto, anche se vicino aveva persone come Marcel Duchamp o il marito Max Ernst. Una raccolta, quella fatta da Peggy Guggenheim (1898-1979), “l’ultima Dogaressa” di Venezia, dove si trasferì nel 1948 fino alla morte, che però, a detta di Karole Vail, direttrice del museo-collezione in laguna che porta il nome della nonna, «ha qualcosa di miracoloso perché ci sono grandi nomi e grandi opere dell’arte del ‘900».
Una mostra centrata proprio sulla collezione, con particolare attenzione alle acquisizioni dall’arrivo nella città lagunare in poi, dal 21 settembre al 27 gennaio, a Cà Venier dei Leoni, sede del museo, celebrerà la vita veneziana della sua fondatrice, scandendo le mostre e gli eventi che hanno segnato quei trent’anni trascorsi in laguna. Luogo da dove sapeva comunque cogliere lo spirito che attraversava l’arte non solo in Europa e negli Stati Uniti, dall’Espressionismo astratto alla ricerca cinetica, ma anche nell’estremo Oriente.
Peggy, dopo aver girato tra Parigi, Londra e New York, lasciando dietro di sé spazi e mostre che hanno fatto la storia, tra tutte la galleria-museo Art of This Century (1942-47), nel 1948 a Venezia aveva portato i quadri e le sculture che aveva cominciato ad acquistare (ad aprire una scultura di Arp), con le novità da oltre Oceano, e subito aveva cercato contatti con l’ambiente artistico locale. Se vivace e fruttuoso è il rapporto che si instaura con pittori del calibro di Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso, Edmondo Bacci, un po’ più lenta è la costruzione di un rapporto con l’ambiente lagunare. «Peggy – ricorda Karole Vail – appariva eccentrica. Forse non tutti capivano il suo modo stravagante di fare. Eppure lei ha voluto aprire da subito la sua casa-museo alla città», diventando uno dei punti centrali della presenza d’arte internazionale in laguna.
Ma chi era Peggy Guggenheim? «Certo – dice la direttrice – non era un’archivista. Non scriveva diari e spesso buttava via la corrispondenza». Difficile così scavare nell’anima di una donna che ha saputo unire spirito da mecenate a un ruolo di collezionista e divulgatrice dell’arte. Una donna che, in un tempo dove le artiste erano certo meno considerate dal mercato rispetto ai colleghi uomini, sapeva organizzare mostre tutte al femminile .
L’esposizione, che si articola attraverso una sessantina di dipinti e sculture: tra le tante icone del ‘900 c’è “L’impero delle luci” di René Magritte accanto a lavori degli artisti veneziani e ad altri raramente esposti, come “L’automne à Courgeron” di René Brô, “Serendipity 2” di Gwyther Irwin, e ancora “Above the white”, di Kenzo Okada e “Drifting No. 2” di Tomonori Toyofuku.
Contestualmente a Palazzo Venier dei Leoni sarà esposto “Scatola in una valigia (Boîte-en-Valise)” realizzato da Marcel Duchamp nel 1941 proprio per Peggy e di recente restaurato. —
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