Il presidio
Quelle suggestioni di Van Gogh Un viaggio ideale in Giappone
Da lunedì a mercoledì prossimi arriva nei cinema il nuovo docufilm che indaga l’arte del pittore olandese da un insolito punto di vista
RECENSIONE
Il cinema sull’arte continua a interessarsi a Van Gogh, analizzandone la storia e le opere sotto differenti punti di vista. La nuova produzione sul pittore olandese s’intitola “Van Gogh e il Giappone”, diretto da David Bickerstaff il film sarà nelle sale da lunedì a mercoledì prossimi ed è un viaggio nei rapporti di Van Gogh con l’arte giapponese.
Partendo dal “giapponismo” ovvero dall’influenza che a fine ‘800 l’arte giapponese ebbe su quella francese, la pellicola analizza nello specifico quanto Van Gogh ne fu ispirato. Il Giappone dell’olandese era un’entità mitizzata e irreale, il suo rapporto con il paese del Sol Levante era solo artistico e concettuale, affascinato dalla sua arte, mai però immaginò di visitarlo e mai entrò in contatto con artisti giapponesi. Acquistò stampe per tappezzare la sua stanza e studiò attentamente le opere giapponesi soffermandosi sulle figure femminili nei giardini, su fiori, alberi e rami contorti: ne apprezzava linee e purezza compositiva. Dunque, come spiega nelle tante lettere al fratello Theo, per lui l’arte giapponese resta solo una fonte d’ispirazione, una forma pittorica con cui tradurre ciò che in realtà offriva la campagna provenzale, luogo prediletto da dipingere.
In un’ora e mezzo il film viaggia nelle opere dell’olandese alla ricerca dei legami tra le due arti, legami a volte diretti e immediati, altri meno, più da cercare che vedere. In questa ricerca lo spettatore viene accompagnato dagli autorevoli commenti ed intuizioni di esperti dell’arte di Van Gogh, che ne mostrano i principali tratti. Ovviamente “Van Gogh e il Giappone” non si esime da raccontare la storia del pittore, anche perché ogni opera presa in esame deve essere contestualizzata al periodo storico e personale della vita dell’artista. Come al solito questi docufilm hanno dalla loro una grande cura realizzativa, quindi immagini molto ricercate, fotografia di grande effetto e continua ricerca di particolari visivi sulle singole opere che permettono di avvicinarle come non sarebbe possibile nella realtà. —
Luca Trambusti
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