Il Tirreno

IL LIBRO / ”il caso kaufmann” 

La tenerezza che resiste al razzismo di Stato

Lina Senserini
La tenerezza che resiste al razzismo di Stato

Giovanni Grasso, regista della comunicazione del Quirinale, vince il Premio Capalbio con una storia ambientata negli anni ’30

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capalbio. Il premio internazionale Capalbio si è chiuso sabato sera in piazza Magenta, con l’assegnazione, tra gli altri, del premio “Romanzo storico” a Giovanni Grasso, per il libro Il caso Kaufmann (Rizzoli editore), una storia di amore e discriminazione razziale nella Germania degli anni Trenta.

Grasso è giornalista, firma storica di Avvenire, scrittore, autore televisivo, consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica, direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica dal 2015. Il libro è ispirato a una vicenda vera e racconta la relazione dell’anziano ebreo Leo Katzenberger con una giovane ariana, Irene, mentre intorno a loro si snodano in un crescendo di violenza, tragedia e morte i terribili eventi esterni, che portarono allo sterminio degli ebrei e alla Seconda guerra mondiale.

Il libro è ambientato in un momento durissimo della storia del ’900, nel quale si riconoscono alcuni tratti comuni con il periodo attuale, soprattutto sui temi del razzismo, della paura del diverso, utilizzati come “recettori” del consenso. «Intanto, per sgombrare il campo dai dubbi sulle analogie con il presente, questo libro è stato scritto nel ’99, poi è rimasto nei cassetti di varie case editrici fino alla scorso anno. Per cui non ci sono riferimenti all’attualità. Ho voluto semplicemente raccontare una storia che mi aveva molto colpito, anche per dare nomi, volti, emozioni alle vittime delle persecuzioni razziali naziste. Detto questo, è chiaro che i meccanismi dell’odio sono sempre gli stessi, così come sono uguali le dinamiche con cui si trasforma una minoranza in una minaccia. Teniamo conto che Hitler, come Mussolini, usava strumenti di propaganda moderni per l’epoca, per diffondere l’odio contro gli ebrei, instillare il pregiudizio, creare fake news come quella dei numeri. Gli ebrei in Germania erano appena lo 0,7% della popolazione ed è stata loro addossata la colpa di tutti i mali del Paese, con una campagna di odio senza precedenti».

Un uso scientifico della comunicazione. «È chiaro che la paura del diverso è un timore atavico, un archetipo antropologico e psicanalitico su cui è facile fare leva. Quello che stupisce è come nella Germania ultracivilizzata di allora, nel giro di pochi anni si torni a schemi ancestrali e barbari che riportano indietro il corso della civiltà e della storia. Leo e Irene, i protagonisti del romanzo, vengono processati con l’accusa di avere avuto rapporti sessuali, peraltro mai provati, e di aver “inquinato” la razza tedesca. In realtà è la storia di un amore inespresso, che non avrebbe mai potuto essere, data la differenza di età, trasformata in una tragedia dall’avanzata dell’antisemitismo».

Un po’ come le coppie miste, che oggi non vengono processate dai tribunali, ma dal comportamento delle persone? «In Germania gli ebrei erano un gruppo integrato, non venivano “da fuori”. È stata la propaganda prima, le leggi razziali poi, a trasformarli in un nemico esterno. Era razzismo di stato, di uno stato che decise di perseguitare un popolo e lo fece emanando leggi ad hoc. È ben diverso dal razzismo da bar, becero e rozzo, per quanto anch’esso pericoloso».

E il Quirinale in questi giorni? Che aria si respira? «Lì c’è sempre un’aria di serenità».

Lina Senserini

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