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Da “Nove settimane e mezzo” a “Mamma ho perso l’aereo” Capanna, il re dei produttori racconta
LIVORNO. «Il mio è un mestiere che non si vede, un mestiere che parla di industria, senza il mestiere del distributore non potrebbero esistere i mestieri legati al cinema». Jacopo Capanna, livornese, produttore e distributore cinematografico, parla così del suo lavoro che, dalla lettura della sceneggiatura, porta alla realizzazione concreta della pellicola: cortometraggio, medio metraggio o lungometraggio che sia.
L’occasione per parlare di cinema, insieme a Jacopo Capanna e al figlio Giulio Capanna, davanti a un folto pubblico, attento e ricettivo, è quella de La bella estate a Villa Maria.
A introdurre Jacopo e Giulio, che entrambi hanno parlato delle loro professioni, Giulio è fonico di presa diretta, è stata Valentina La Salvia. «Sono livornese – racconta Capanna - La mia famiglia è arrivata a Livorno nel 1648. Vivo a Roma da 46 anni, ma appena posso torno a Livorno, a Castiglioncello, a cui sono molto legato».
Capanna, incalzato dalle domande di Valentina, tiene il libro “Gentiluomini di fortuna. Il cinema, la televisione, qualcosa di me” dello stesso Capanna. Parla della sua professione, dal cinema fino alla televisione. «La distribuzione – spiega – è la regina, è la principessa, come dico io, di tutti i mestieri correlati al cinema. È attraverso la distribuzione, infatti, che il cinema arriva allo spettatore. Il lato creativo del cinema rappresenta la ciliegina sulla torta, ma anche la distribuzione ha un suo lato creativo, a partire dalla scelta del titolo giusto. Molti film, infatti, hanno avuto successo proprio grazie alla scelta del titolo».
Capanna racconta un episodio che lo vede legato a un film internazionale di grandissimo successo: Mamma ho perso l’aereo del 1990. «Mamma ho perso l’aereo – racconta - è il titolo che mi venne in mente per il film americano “Home alone”: la prima volta nella storia della cinematografia che un film è uscito con un titolo negli Stati Uniti, “Home alone” appunto, e nel resto del mondo come “Mamma ho perso l’aereo” declinato con le giuste traduzioni per paese». Capanna parla di Castiglioncello. «Castiglioncello – spiega Jacopo Capanna – è stata la miccia della mia esplosione nei confronti del cinema. Il vero cinema si respirava proprio a Castiglioncello: è qui che ho conosciuto persone importanti, come Nino Rota». Il produttore parla del rapporto con la tv. «Alla fine degli anni Settanta c’è stata la nascita delle televisioni indipendenti: abbiamo acquistato i diritti dei film e poi li abbiamo rivenduti alle televisioni indipendenti. Il rapporto con Silvio Berlusconi è stato strettamente mercantile, il rapporto con Maurizio Costanzo, è stato molto stretto: dopo aver ottenuto un gran successo in Rai, a causa di un brutto episodio che lo vide coinvolto, Costanzo ebbe la lungimiranza di chiamarsi fuori dai progetti che aveva in Rai. Quando incontrai Costanzo stavo trattando un pacchetto di film con un centro media: lui mi disse “Cos’hai da fare, perché non vieni da me, facciamo colazione insieme?”. E così abbiamo costituito la società Fortuna Audiovisivi che ha prodotto gran parte dei format Di Costanzo». Distributore per l'Italia di film come 9 settimane e mezzo (del 1986) e Robin Hood principe dei ladri (del 1991), Jacopo Capanna è stato presidente della Anica è il produttore di film come Esercizi di stile (1996), Giovani e belli (1996), La riffa (1991), Il conte Max (1991). «Comprare i film e importarli - spiega Jacopo Capanna – è molto pericoloso: i film, infatti, si comprano anni prima che vengono girati sulla base della sceneggiatura. Mi è successo tante volte di innamorarmi della sceneggiatura di un film e di rimanere deluso dal prodotto finale. È il caso di “Orchidea Selvaggia”».
La parola passa a Giulio Capanna, 35 anni. «Ho seguito le orme di papà – racconta Giulio – e poi ho scelto la mia branca: la tecnica del suono. Ho lavorato per un programma di Real Time, “Il salone delle meraviglie”, adesso, invece, ho un nuovo progetto: “Ho qualcosa da dirti”, programma con Enrica Bonaccorti». —
Rosanna Harper
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