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Venezia 76 inciampa su Polanski C’è subito uno strappo nella giuria
La Martel, presidente del Concorso, contro il regista in lizza con “J’accuse” «Sono a disagio per le donne che lottano contro le violenze». Poi fa retromarcia
Comincia nel segno della polemica questa 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Prima ancora che le luci si accendano sul primo di una infinita serie di red carpet, la conferenza stampa di presentazione delle giurie si trasforma in un serrato botta e risposta tra il direttore della Mostra Alberto Barbera e la presidente del Concorso di Venezia 76, Lucrecia Martel. Una polemica che rischia di mettere in discussione l’imparzialità della regista argentina: la presenza in gara del film di Roman Polanski – condannato dalla giustizia americana per lo stupro di una ragazzina di tredici anni – accende la miccia. Il film del regista, “J’accuse” sarà in gara domani.
«Non posso separare l’uomo dall’artista» esordisce Martel. «Mi sono sentita a disagio quando ho saputo della presenza dell’opera di Polanski in concorso e non parteciperò alla cena del film perché rappresento molte donne che lottano in Argentina sul tema della violenza. Non vorrei essere lì ad applaudire». Poi prova a smorzare i toni: «Però è giusto che il film di Polanski sia qui perché un festival deve essere un luogo di dialogo e di condivisione».
Non basta per evitare la presa di posizione di Barbera, che conosceva il temperamento risoluto della “sua” presidente ma forse non immaginava un attacco così frontale. Chiamato in causa sull’argomento, il direttore ribadisce l’impossibilità di separare l’uomo dall’artista. «La storia dell’arte è piena di autori che hanno commesso dei crimini e non per questo abbiamo smesso di prendere in considerazione ed ammirare le opere che hanno prodotto. Questo vale anche per Polanski che ho invitato senza alcuna riserva. Non sono un giudice. Sono un critico a cui viene chiesto di valutare se un film è meritevole o meno».
Ma la polemica non si placa e si sposta sulla questione della scarsa presenza di donne registe in concorso. La Martel insiste: «Siamo alla 76ma edizione del festival perché per due anni non facciamo cinquanta per cento donne e cinquanta per cento uomini e vediamo che succede? A nessuna donna piace l’idea delle quote rosa. Ma in questo momento è l’unico strumento per obbligare l’industria cinematografica a pensare in maniera diversa». Barbera, visibilmente contrariato prende ancora una volta le distanze, spalleggiato proprio da due donne registe (Susanna Nicchiarelli e Costanza Quatriglio che presiedono, rispettivamente, le giurie di Orizzonti e di Venezia Classici): «Sono assolutamente contrario all’idea delle quote nella selezione dei film. Ha ragione Susanna quando dice che bisogna pensare alle quote nell’accesso alla professione e al finanziamento dei progetti. Da parte dei selezionatori non c’è nessuna forma di pregiudizio nei confronti delle donne. Anzi la quota rosa sarebbe offensiva perché si verrebbe meno all’unico criterio che deve guidare una selezione: la qualità». In serata Martel, in un comunicato ufficiale, dichiara di essere stata «fraintesa» e di «non aver alcun pregiudizio» nei confronti del film di Polanski. «Se avessi dei pregiudizi mi dimetterei» precisa. Ma lo strappo c’è stato e sembra difficile da ricucire, per tutti e in tutti i sensi. —
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