Il Tirreno

Rocco Hunt, il bello di ripensarci «Un disco per tornare artista»

Alice Castagneri
Rocco Hunt, il bello di ripensarci «Un disco per tornare artista»

IL RAPPER NAPOLETANO TORNA DOPO L’IPOTESI DEL RITIRO 

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Il nuovo disco sembrava non dovesse uscire mai. E all’ipotesi dell’ennesimo rinvio, Rocco Hunt si è lasciato andare a uno sfogo sui social. Ma abbandonare la musica, sia chiaro, non gli è mai passato per la testa. «Per indecisioni mie, pressioni esterne e altre cose, a un certo punto mi è sembrato che non si potesse più fare e sono esploso. Forse sono stato immaturo e impulsivo», dice Rocco Pagliarulo, 24 anni. L’urlo disperato, però, alla fine è servito. Dopo quattro anni di silenzio, infatti, venerdì - finalmente - esce Libertà: un album in cui il rapper salernitano torna alle origini, alla strada, lasciando vibrare la sua anima da poeta urbano. «Ci ho lavorato tre anni ed è stato impegnativo. Ma sono felice del risultato perché contiene mille sfaccettature». Quasi tutti i pezzi sono in dialetto: «Quando penso, quando vivo e quando amo, lo faccio in napoletano, perciò è stata una scelta naturale. Poi, avendo scritto tanto per altri artisti in italiano, ho sentito quest’esigenza». Alcune tracce risalgono anche a due anni fa, mentre altre - da Ngopp’ a Luna con Nicola Siciliano a Nisciun’ con Geolier fino a Ti volevo dedicare con i Boomdabash e J-Ax - sono state scritte nell’ultimo anno e fanno parte di «una nuova onda che sto seguendo». In tutto il disco si sente forte e chiara la voglia di rivincita e di riscatto. In Street Life Rocco Hunt racconta della mamma - cresciuta in orfanotrofio - che per mantenersi stirava nelle case delle signore e in Mai più con Achille Lauro si sofferma su come il suo essersi realizzato abbia facilitato anche il futuro della sua famiglia: «Per cancellare i miei demoni e quelli dei miei cari, per cercare la rivalsa sociale, anche io ho commesso degli errori, e ora cerco redenzione». Maledetto Sud, invece, in coppia con l’amico Clementino, è una lettera aperta al Meridione: «Quando si ama una persona si cerca di farla migliorare, ma a volte non è possibile. La nostra è una critica d’amore, puntiamo il dito contro le dinamiche che danneggiano la nostra terra. Parliamo anche di spari in aria accusando la camorra». Non mancano poi stoccate sull’attuale situazione sociale, con strofe sull’invadenza dei politici in tv (stut’ a television nun voglio senti chiù monologhi, ovvero spengo la televisione non voglio più sentire monologhi) o sulla classe dirigente (devono capire che noi non siamo pecore dentro il recinto). In Non è giusto il rapper parla dei bambini che usano già l’iPhone: «Sono papà da due anni e penso che la tecnologia possa essere uno strumento utile per la crescita, ma va sempre veicolata dai genitori». Tra le canzoni spicca infine Se tornerai con Neffa, una sorta di sequel di Se mi chiami: «Lavorare di nuovo insieme è stato fantastico, lo considero un maestro. E poi non è uno che collabora molto, perciò sono davvero orgoglioso». Per sentire live questa ballata rap, però, bisognerà aspettare il tour del prossimo anno. —



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