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Leonardo e la Gioconda, la luce svela che c’è un terzo occhio
L’illuminotecnico Borella: «Lo ha celato in una spalla, in un certo senso è il suo testamento»
Antonello Borella è un illuminotecnico, creatore di sistemi di illuminazione in ambito museale, è a lui che dobbiamo la progettazione del Radart, il dispositivo in grado di rivelare la presenza del visitatore e alzare gradualmente la luce accentuando colori e particolari senza danneggiare i pigmenti delle tele, oggi utilizzato nelle più importanti sale espositive.
Appassionato d’arte e di storia antica, dopo aver viaggiato per lungo tempo studiando e raccogliendo documentazioni ha fondato l’associazione culturale Il cuore di Bartolomeo.
«Lo scopo principale- dice Borrella- è armonizzare e divulgare le esperienze dei vari componenti su temi quali la via Francigena, le crociate, i templari, le antiche religioni, trasferendole in testi e conferenze».
E questa attività ha portato anche ad alcune scoperte. «In una tenuta agricola in provincia di Pisa nei sotterranei di uno storico edificio a Torre a Cenaia abbiamo rinvenuto, un’antica e misteriosa incisione che rappresenta una croce templare delle otto beatitudini che conferma il passaggio e la presenza dell’antico ordine del Tempio in quei territori».
Ma la cosa più eclatante appena resa nota è l’identità della Gioconda tramite un simbolo nascosto nella veste di Monna Lisa e decifrato anche qui grazie alla luce.
«Studiando i codici leonardeschi sull’ottica - continua Borella - e i suoi disegni sulle parabole e gli specchi riflettenti abbiamo individuato la chiave per leggere il testamento spirituale celato da Leonardo nel suo quadro più famoso. Le ricerche storiche di tutta l’associazione hanno avvalorato la scoperta. Il messaggio lasciato da Leonardo, rivelato dopo Cinquecento anni è di affascinante e drammatica attualità».
La nuova lettura dell’opera di Leonardo parte dalla scoperta di un simbolo di matrice ermetica celato nelle vesti della Monna Lisa.
«Sulla spalla sinistra nel riflesso della luce si può scorgere un occhio alato - spiega ancora - Alberto Angela in un suo libro parlando di quel particolare disse che era una lattuga ovvero un vezzo delle donne rinascimentali di portare la camicia, ma in quel riflesso c’è molto di più. La Gioconda rappresenta Iside, che rappresenta la Luna, è uno specchio, non ha neppure le sopracciglia, Leonardo voleva che fosse luminosa, che emanasse luce e in quella luce ha messo il simbolo».
Non siamo di fronte dunque a Lisa Gherardini o Pacifica Brandani... «siamo davanti ad una madre ideale, alla sua maestra, alla Natura».
Natura che troviamo ben rappresentata anche alle sue spalle.
«Sullo sfondo il paesaggio dipinto è quello per eccellenza, l’aria è rappresentata dal volo degli uccelli, l’acqua, la terra e il fuoco identificato con la luce sono i quattro elementi, mentre l’unico manufatto umano è un ponte, e di nuovo siamo in presenza di un simbolo di armonia e integrazione che com’è nella natura deve essere nell’uomo». —
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