Il presidio
Bellocchio e i suoi 80 anni «Non c’è tempo da perdere»
VIAREGGIO. Ha dieci anni in meno del Premio letterario sul cui palco è stato chiamato, sabato sera, per ricevere il Premio internazionale “Viareggio-Versilia”, ma Marco Bellocchio, regista di lungo corso, ha lo spirito di un ragazzo. È l’unico a dare del filo da torcere anche ad uno come Veltroni che il mondo della celluloide l’ha attraversato per lungo e largo fin da quanto era bambino. Sullo schermo scorrono le immagini dell’ultima, riuscitissima opera: “Il traditore”. «È un titolo che mi è stato proposto. Poi poco alla volta lo abbiamo imparato». Affascinato, aggiunge il regista, «dal siciliano che ho cercato di rappresentare a modo mio».
È sintetico il parlare del regista, come quando si catturano immagini. Ed a chi gli chiede di quella “corsa” che il suo ultimo film propone nello scorrere, Bellocchio replica: «L'ultimo mio film corre? Sarà che l'età ti suggerisce di non perdere più tempo».
Era il 1965 quando usciva “I pugni in tasca”, che al Mostra del cinema di venezia rifiutò. «Il Bellocchio di oggi darebbe qualche consiglio al bellocchio del 1965 o gli lascerebbe rifare tutto?», chiede il giornalista e conduttore della serata Paolo Di Paolo: «Il primo film é sempre qualcosa di irripetibile. Ed io ho cercato di non ripetermi mai». Tutto il resto è pellicola, narrativa intorno ad una storia. —
D.F.
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