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Con il monopattino elettrico mi sento figo e mi godo la città

Andrea spadoni
Con il monopattino elettrico mi sento figo e mi godo la città

I due anni senz’auto viaggiando a “velocità rallentata” nel racconto del giornalista Andrea Spadoni

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È proprio vero che l’importanza delle cose si capisce quando le abbiamo perse. Ne sono testimone vivente, ma al contrario. Ebbene sì, due anni fa esatti mi hanno tolto la patente, anzi revocato. Un disastro. Per un giornalista poteva significare addio macchina, addio lavoro, addio tutto. Non è andata così. Intanto mi preme precisare che non si sta parlando di una sanzione per una notte da leoni o per una bottiglia in più alla cena di classe delle superiori, ma di negligenza (la mia), multe, punti e burocrazia. Mea culpa.

Si può vivere senza patente? La risposta è sì. Anzi, avendo di fronte un bivio di berlusconiana memoria “morire o bunga bunga”, ho scelto (ovviamente) il bunga bunga. Che per me ha avuto il significato di cambiare punto di vista del quotidiano, recuperare il tempo, rallentando la velocità. E così, nel mio peregrinare tra mezzi pubblici e lunghe camminate, ho scoperto l’esistenza di una fantastica possibilità: il monopattino elettrico. Già realtà da qualche anno nelle principali città europee, negli Usa e in Messico, dove è di comune utilizzo anche grazie ai servizi di sharing, in Italia e soprattutto sulle strade di provincia della Toscana, ha l’ambizione di iniziare una vera e propria rivoluzione della mobilità. Il monopattino ti insegna a vivere la città, il paese e i tuoi spostamenti quotidiani in modo assolutamente alternativo. E concedetemi anche un giudizio personale: in modo migliore.

Con il monopattino elettrico non hai più confini spazio temporali, ti dimentichi le code, il tempo perso per parcheggiare, non fai rumore e soprattutto smetti di odiare le altre persone. Provate a pensare allo stato psicologico di tutta quella gente che litiga per un sorpasso, per un posto auto, per una multa trovata sul parabrezza. Quelli che devono pagare due scadenze per l’assicurazione e una per il bollo. Ormai, per me, sono ricordi noir al pari delle interrogazioni andate male al liceo, al dj che nel bel mezzo di una serata in discoteca faceva partire il Gam Gam Style, a quelle ragazze che quando chiedevo loro di uscire rispondevano “sei simpatico, ma anche no”.

E se piove? Se devi andare lontano? Come fai? In due anni (quasi uno con il monopattino) ho fatto le stesse cose che avrei fatto con la macchina. Basta organizzare il tempo, imparare a utilizzare i mezzi pubblici (treni, pullman, tranvia) e godersi gli spostamenti all’interno della città. Perché sono anche più belli: puoi condividere, godere della bellezza della natura o dell’arte e fermarti a bere un caffè prima di ogni appuntamento mentre aspetti che la persona con la quale hai fissato trovi un parcheggio libero, ovviamente a pagamento. In tutto questo sei smart, alla moda e mentre percorri i tuoi spazi, tutti si girano a guardarti quasi a illuderti di essere tornato giovane e bello, più di quelli che per far colpo si comprano il macchinone.

Perché allora in Italia c’è ancora chi considera il monopattino un mezzo illegale e pericoloso? Questo non lo so, ma se pensiamo che sulle nostre strade si fanno circolare moto che sfrecciano a 300 all’ora o auto diesel immatricolate negli anni ’80 che inquinano più di una stufa a cherosene, possiamo chiudere il dibattito con lo stesso sorrisetto rassegnato di quando mi chiedono cosa avrebbe cambiato il governo del cambiamento. Io, nel frattempo, affrontando un problema (quello della patente revocata) come un’opportunità, ho cambiato vita. Meglio il monopattino, anzi in epoca social hashtag #meglioilmonopattino.


 

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