Il presidio
Quel mare invaso dai rifiuti
Aumento della desertificazione, diminuzione della produzione agricola e della qualità di molte colture (come il grano), aumento dei prezzi oltre il 20 per cento, innalzamento del rischio incendi, incremento delle migrazioni, messa a repentaglio della sicurezza alimentare. Questo è quello che evidenzia – anzi, sentenzia – il Rapporto speciale sui cambiamenti climatici, degrado del suolo, desertificazione, gestione sostenibile del territorio, sicurezza alimentare e flussi dei gas a effetto serra negli eco-sistemi terrestri dell’Intergovernamental panel on climate change (Ipcc), l’organo scientifico dell’Onu che studia il fenomeno del cambiamento climatico. La realtà fattuale, quella che lentamente ci sta uccidendo, parte da un fattore decisamente problematico: l’ultra sfruttamento del territorio da parte dell’uomo. Sommato, quest’ultimo, al cambiamento climatico (che si manifesta con aumento dei fenomeni atmosferici, ondate di calore, inondazioni, siccità, nuove distribuzioni di patologie o parassiti e innalzamento del livello del mare) comporta un risultato drammatico per tutto il pianeta.
«La situazione è critica ma assolutamente non irreversibile. Noi, intesi come cittadini del mondo, possiamo e dobbiamo – ripete Angelo Gentili ormai da una vita – divenire virtuosi. Se continuiamo con questo ritmo, nel 2050, ci saranno più rifiuti che pesci nel mare. È fondamentale, per il nostro bene e per quello dei nostri figli, cercare di andare verso una direzione più green ed ecologica». —
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