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Pontedera, nell’indifferenza si sgretola il maxi mosaico del muro di Enrico Baj
Le tessere si staccano e cadono a terra, l’opera del prestigioso artista (inaugurata nel 2006) corre il rischio di rovinarsi. Occorre al più presto un intervento di manutenzione
PONTEDERA. È da sempre, da quando è stato inaugurato (nel dicembre 2006), un inno alla libertà di vivere, di essere e di gioire. A maggior ragione, visto il suo rilevante significato che rappresenta e che vuol trasmettere, dovrebbe godere di maggiori attenzione e tutela. . Ed invece, è lasciato a se stesso, ai “morsi” delle intemperie e all’incuria che incede. Nonostante sia il simbolo di Pontedera e di mezza Valdera. Quasi come la Vespa.
È una tappa obbligata per i visitatori della città della Piaggio: si tratta di uno dei mosaici contemporanei più grandi d’Italia ed impersona la passione per i viaggi e la voglia di conoscere.
Si tratta del muro di Enrico Baj (dal nome del pittore, scultore e saggista milanese morto nel 2003), situato lungo tutto il marciapiede di via della Repubblica, prospiciente a piazza Garibaldi, a due passi dal centro di Pontedera.
L’opera si trova in pessime condizioni. Si sta sgretolando. I pezzetti che compongono il mega puzzle si stanno staccando e cadono a terra, tra ciuffi di erbacce e cicche di sigaretta, tra l’indifferenza generale, compresa quella del Comune.
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Il Tirreno ha verificato sul posto la situazione e l’allarme è concreto. Non è da prendere sottogamba. Da lontano il murale non sembrerebbe trovarsi in cattiva salute, ma è sufficiente avvicinarsi a pochi metri per notare le conseguenze dell’inesistente opera di manutenzione.
I collage policromatici e polimaterici, che si stagliano attraverso lo snodarsi d’un lungo e svariato fregio di presenze umane d’allusione meccanica, rilevano infatti numerosi aspetti di precarietà.
Numerosi tasselli del mosaico sono caduti e si trovano sul selciato, altri sono pericolanti e cadranno tra qualche giorno, alla prima escursione termica significativa.
Il muro di Baj è importante anche perché è l’ultima opera dell’artista, fondatore del movimento “Nucleare”, fondato negli anni Cinquanta, il cui scopo principale è quello di studiare e analizzare i rapporti tra scienza, arte e tecnologia.
Le raffigurazioni dell’opera pontederese rappresentano l’icona della vena satirica dell’artista, che in questo caso ironizza sulla meccanicità alla quale rischia di ridursi l’uomo e sul pericolo quotidiano dell’omologazione robotica associata al consumismo.
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Era la tarda primavera del 2003 quando Enrico Baj inviò all’allora sindaco di Pontedera Paolo Marconcini il progetto, costituito da undici tavole con collage di cartone.
A proporre la location all’artista fu l’architetto Alberto Bartalini, il quale oggi è il primo a scandalizzarsi, giustamente, per le condizioni in cui versa il muro: «È una delle più importanti opere in provincia di Pisa – dice Bartalini –. Bisogna subito provvedere alla sua salvaguardia e manutenzione. Si pensi che l'ingegner Eiffel fece mettere sul contratto della sua torre che ogni anno andava fatta la manutenzione. Vorrà pur dire qualcosa... Quindi, non bisogna lasciare le opere d’arte al caso, ma tenerle sempre sott'occhio».
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