Il Tirreno

Lavoro, storia e tradizione: ecco la lizzatura

Daniela Marzano
Lavoro, storia e tradizione: ecco la lizzatura

A Carrara va in scena la rievocazione dello spettacolare antico metodo di trasporto a valle dei blocchi di marmo

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CARRARA. Valorizzare un territorio vuol dire fare in modo di mantenere vive le sue tradizioni e cercare di farle conoscere ai turisti, italiani e stranieri, che in piena estate affollano la provincia. È a questo scopo che da 40 anni viene messa in scena alle cave di Carrara la rievocazione della lizzatura, l’antico metodo di trasporto dei blocchi di marmo riquadrati che venivano trascinati a valle attraverso particolare strade zigzaganti chiamate vie di lizza. Questo metodo è stato reso celebre anche dai documenti video riguardanti la celebre lizzatura del monolite di 3700 tonnellate di Mussolini nel novembre del 1929.

Per rendere possibile un’operazione di lizzatura serve una squadra di persone addestrate, tutti uomini di differente età (attualmente si va da 67 a 21 anni), che come mestiere principale erano – o lo sono tuttora – cavatori, un mestiere che spesso viene tramandato per generazioni. Ogni seconda domenica di agosto viene organizzata presso i caratteristici Ponti di Vara la rievocazione storica a partire dalle ore 9. La Confartigianato Imprese di Massa Carrara, per dare risalto all’iniziativa, ha organizzato una presentazione in diretta streaming sul canale Facebook di Confartigianato, nel corso della quale tutta la squadra dei 15 lizzatori ha avuto ottenuto in dono una maglietta personalizzata, con stampato sul retro l’immancabile soprannome.

Alla lizzatura di domani si schiererà questa squadra: Annibale Lodovici detto Niblon giunto alla sua 23ª edizione, Andrea Francesco Ricci giunto alla sua 6ª edizione, Primo Serri detto Billybis (43ª lizzatura), Matteo Lucchetti detto Matté (25ª), Giorgio dell’Amico detto Giò (6ª), Gianfranco Bergamini detto Rambo (14ª partecipazione), Luigi Lodovici detto Niblin (5ª), Emiliano Lucchetti detto Emi (27ª), Andrea dell’Amico detto Capocchia (25ª), Luigi Pasquale detto Generale o Luì giunto (5ª edizione), Giuseppe Pegollo detto Giusè, Pietro Puvia classe 1998 il più giovane della squadra. Assenti quest’anno Omar Tonelli, Osvaldo Pegollo ed Elia Pegollo. Una storia di famiglia questo amore per le cave, visto che Emiliano e Matteo Lucchetti sono fratelli così come lo sono Giuseppe e Osvaldo Pegollo; Emilio è figlio di Osvaldo, Annibale e Luigi Lodovici sono padre e figlio, Primo Serri è nonno di Pietro Puvia.

Ognuno di loro si allena con la squadra per 3 mesi nei weekend, verificano ciò che è ancora utilizzabile, le condizioni della strada, le funi, ed ognuno ha un ruolo preciso: «Il blocco di marmo viene fasciato da funi e slittato sopra dei parati per raggiungere il piazzale, con un dislivello che arriva al 50% – racconta Matteo, gino (cioè l’untore dei parati) e capolizza – Un blocco viene legato a dei piri, una sorta di pali corti e solidi fatti di legno o marmo piantati nel terreno. Ci sono 3 mollatori aiutati da 3 ragazzi. Al segnale viene data la corda in modo da far scendere il blocco e mentre scende, sotto al blocco vengono posizionati i parati in modo che il blocco non tocchi mai terra. L’uomo delle voci (l’uomo di collegamento) dà l’ordine di fermarsi a quelli che non possono vedere chi dà gli ordini. Una volte c’erano molti incidenti, anche mortali. I lavoratori delle cave si dividevano in lizzatori e cavatori. Ora le funi sono d’acciaio e il blocco non è grosso, arriva ad una ventina di tonnellate. Con le nostre accortezze il rischio è zero».

Alla presentazione è stato anche intervistato il novantenne Renzo Fiaschi di Torano che ha iniziato a 15 anni a fare il cavatore, la proiezione di alcuni filmati d’epoca dell’Istituto Luce e una sintesi video della lizzatura del 2018.

Appuntamento quindi a domani alle ore 9 nell’apposita area allestita con sedie e ombrelloni ai Ponti di Vara a Carrara, per assistere a ciò che rappresenta da anni la storia di una intera comunità. —
 

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