Il presidio
Lo “stato transitorio” del teatro povero: l’autodramma si ripensa
L'autodramma 2019 del Teatro Povero di Monticchiello, esperienza unica nel suo genere, nata 54 anni fa come modello di rappresentazione autenticamente popolare, che nasce e si sviluppa dal basso fra gli abitanti del paese, si è dato quest'anno per titolo “Stato transitorio”. Una condizione quanto mai appropriata per ridefinire le traiettorie, vuoi dal punto di vista registico che sotto il profilo drammaturgico, che finora avevano guidato le scelte della compagnia. Da sempre, da quando ha deciso di mettersi in scena alla metà dgli anni Sessanta, la gente di Monticchiello ha cercato di amplificare la portata degli allestimenti oltre i confini delle mura di casa. Il vissuto e la memoria di Monticchiello, fra guerra partigiana, lotte di liberazione, lotte sindacali, mezzadria, modernizzazione, crisi, spopolamento della campagne, fine della civiltà contadina, ha innervato l'impalcatura del racconto. Spesso trasfigurandosi in sogno grazie alla visionaria cura di Andrea Cresti, per anni mentore e testimone degli allestimenti. Ora per la prima volta, dopo tanti anni, il teatro povero di Monticchiello si interroga per rimettersi in gioco. Così in quello che potrebbe essere un “semplice” passaggio di testimone (Cresti scompare dalla locandina e ufficialmente nessun altro compare al suo posto) si annida forse una più acuta crisi: generazionale o espressiva difficile dirlo. Una crisi che si avverte nelle domande che lo spettacolo pone, agli stessi protagonisti prima che al pubblico: qualcuno raccoglierà l'eredità del Teatro Povero, ci sarà un ricambio, vale la pena continuare su questa strada? Le domande restano sospese in attesa di risposte che solo un domani potrà rivelare. Intanto lo “Stato transitorio” si colora di belle intenzioni. Lo spettacolo va costruito con le forze che ci sono. Partendo, non solo metaforicamente, dal basso, dal sottopalco che ha bisogno di puntelli, assi, chiodi, perni per risultare praticabile. Sicuro. Non sarà facile. Perchè inquietudini e incertezze dominano l'orizzonte. E le voci dei pro e dei contro, di chi si ostina a ripartire perchè teme l'isolamento e di chi vorrebbe farla finita perchè l'invecchiamento non fa sconti, si susseguono con puntuale sostanza e divertita ironia. Fino all'arrivo, giocoso e spensierato, di una banda di giovanissimi. Che nulla hanno da chiedere se non di divertirsi immaginandosi grandi e all'altezza dei loro genitori. Il teatro salvato dai ragazzini? Chissà. —
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