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il festival a camaiore 

Ambra Angiolini e Gaber «Lui diceva che in teatro non si bluffa: aveva ragione»

Elena Torre
Ambra Angiolini e Gaber «Lui diceva che in teatro non si bluffa: aveva ragione»

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CAMAIORE. Al Festival Gaber a Camaiore tanti sono stati i personaggi che si sono seduti sulle sedie da regista posizionate sul palco per rispondere alle domande di Lorenzo Luporini e Paolo Dal Bon: da Cristicchi a Carboni, da Marcorè a Bebe Vio. A farlo per ultima è stata Ambra Angiolini che ha conquistato il pubblico per la spontaneità e la simpatia.

È stata lei Ambra ad avere un sorriso per tutti, una domanda per ciascuno, ad informarsi su cosa facessero nella vita o se amassero andare a teatro. Ha dedicato tempo ed attenzione ad ognuno. E di teatro si è parlato molto anche durante l’incontro, lei che è stata anche protagonista dello spettacolo “La misteriosa scomparsa di W” testo che Stefano Benni aveva scritto per Angela Finocchiaro diretto da Giorgio Gallione regista molto caro alla Fondazione Gaber per aver diretto spettacoli dedicati a Gaber come quello di Marcorè. «Questo testo lo abbiamo potato in scena per tre anni – ricorda Ambra – il primo anno ho provato terrore, il secondo il terrore si è mischiato al divertimento, il terzo anno è rimasto solo il divertimento! Con il teatro ho evitato anni di spese di analista, il teatro non ha pregiudizi, chi non ci va ha un pregiudizio, ma chi ci entra vede cose straordinarie».

Si alza, gioca col pubblico, chiede che le vengano accese le luci sulla platea in modo da poter vedere i volti delle persone ed interroga i presenti, vuole sapere se a Camaiore c’è un teatro, si relaziona col sindaco Alessandro Del Dotto. «Sapete che dal palcoscenico quando recito riesco a vedere chi sta seduto in platea? – racconta – Vedo coppie che discutono, gli abbonati nelle prime file che a volte si addormentano, osservo le facce delle persone illuminate dai telefonini anche se loro credono di non essere visti, e su di loro mi fisso e faccio del mio meglio per distrarli, augurandomi di essere più interessante di whatsapp». Concorda con Gaber quando diceva che in teatro non si bluffa, ed è emozionata e sorpresa di essere stata invitata perché ascolta spesso le sue canzoni, anzi preferisce guardare i filmati su You Tube: «Mi piace ascoltarlo, ma anche vederlo, vedere sul suo volto le cose che racconta, anche quelle più amare, “Il dilemma” per esempio è una canzone che amo molto e ho ascoltato molto dopo la mia separazione per ritrovare il concetto di famiglia. Trovo che Gaber sia il più moderno di tutti, non c’è telefonino o social che tenga, più moderno di Gaber non c’è nessuno e la bellezza che racconta e trasmette non deve essere persa, ma portata nelle scuole». E come lei Gaber vide la sua popolarità esplodere dopo un passaggio televisivo quando ancora era giovanissimo, dopo il quale le persone iniziarono a riconoscerlo a fermarlo per strada. «Io volevo solo ballare – dice quasi a giustificarsi – venivo in pace, poi è successo qualcosa a cui non ero certo preparata. A 14 anni la popolarità ti travolge è come essere su una zattera in mare aperto. Piangevo a giornate intere perché mi sentivo un tale peso addosso». Dalla televisione al cinema con il successo di “Saturno contro” e i tanti riconoscimenti. «Con questo film ho vinto come rivelazione 23 premi e io non volevo andare a ritirarli, ma Ferzan Özpetek mi obbligava, e così ho ricominciato a piangere, volevo solo essere più tranquilla, fare il mio percorso... mi è sembrato un peso un po’ più forte». —

Elena Torre

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