Il Tirreno

UN GRANDE ITALIANO 

La cultura con gli occhi pop De Crescenzo, il divulgatore

Michela Tamburrino
La cultura con gli occhi pop De Crescenzo, il divulgatore

L’intellettuale napoletano si è spento a 90 anni: attore, regista, scrittore, showman Uomo di grande fascino e ironia sferzante, fu lanciato da Costanzo e Arbore in tv

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Era, Luciano De Crescenzo, scomparso ieri a Roma a quasi 91 anni, soprattutto un grande intellettuale. Talmente grande da permettersi lo sguardo pop sul suo sapere. Talmente grande da rendere la cultura accessibile a tutti, spaziando con disinvoltura dalla scienza alla letteratura, dalla storia, sua passione prioritaria, alla matematica. Un divulgatore si direbbe oggi, il primo dei divulgatori. Ma De Crescenzo sapeva dare a quest’arte il gusto sapido dell’ironia dissacrante che costituiva parte inscindibile del suo essere speciale. Anche come attore, regista, scopritore di talenti .

Ci voleva lui e infatti lo fece, a raccontare la storia della sua vita che di suo e senza fronzoli era già da commedia. Nato a Napoli nel 1928, frequentò le elementari con Bud Spencer con cui restò amico tutta la vita. I genitori si sposarono tardi grazie ai buoni uffici di una sensale e lui, cresciutello, lavorò nell’azienda di guanti del padre. Durante la guerra traslocò a Cassino perché ritenuta dal padre molto più sicura di Napoli, «Un ventre di vacca». Cassino fu rasa al suolo risparmiando lui e pochi altri.

Ma in Luciano bruciava la voglia di conoscenza. Si laureò presto in ingegneria idraulica con il massimo dei voti grazie ai consigli di un grande matematico, Renato Cacioppoli. Per mantenersi fece di tutto, dal venditore di tappeti al cronometrista alle Olimpiadi di Roma 1960. Queste esperienze lo convinsero a trasferirsi a Milano dove fu assunto all’Ibm dove rimase per vent’anni. La promozione mai ricercata arrivò per convincerlo a lasciare il lavoro e dedicarsi alla scrittura. Maurizio Costanzo fu il primo a interessarsi a lui dandogli la possibilità di presentare la prima fortunatissima opera, Così parlò Bellavista. Era il 1976 e nel 1977 aveva venduto più di 600.000 copie, un’enormità che non lo impressionò quanto il sapersi tradotto in giapponese. Un vero caso letterario che aprì la strada ad altre pubblicazioni felici: più di 50 libri e 25 milioni di copie nel mondo di cui 10 solo in Italia. Forse l’autore più capillarmente tradotto, in 19 lingue. Romanzi e saggi capaci di rendere materie ostiche più comprensibili, avvicinando la gente al sapere senza mai ergersi a maestro. Credeva in una cultura pop, democratica e simpatica. Talento che gli fu riconosciuto quando condusse per la Rai il programma “Zeus-le gesta degli dei” e degli eroi sui miti e le leggende degli antichi greci. Forza Italia gli propose di candidarsi, lui declinò l’invito forse per la simpatia che aveva sempre nutrito per Emma Bonino e le battaglie radicali.

Autore tv e regista , senza tralasciare il suo talento d’attore, De Crescenzo era un creativo. Esordì sul grande schermo diretto dall’amico carissimo Renzo Arbore a fianco dell’altro sodale, Roberto Benigni. Era Il pap’occhio del 1980 e lui vestiva i panni del Padreterno. Passò dietro la macchina da presa in “Così parlò Bellavista”, di cui fu anche protagonista. Il suo film forse più riuscito è “Croce e delizia”m che mise insieme Teo Teocoli e Isabella Rossellini. Recitò accanto a Sophia Loren e a Luca De Filippo in “Sabato, domenica e lunedì” per la regia di Lina Wertmuller con cui fece nel 2001, un boss mafioso nel film tv Francesca e Nunziata. Sposato e separato con una figlia, Luciano era adorato dagli amici e dalle tante donne che continuavano ad amarlo anche dopo la fine delle storie. Perché sapeva creare un legame di affetto e fascinazione da cui era impossibile sciogliersi. Con gli amici passava le feste di Natale e Pasqua, rigorosamente tradizionali con cibo napoletano. Qualche anno fa, a causa di una malattia neurologica, la prosopagnosia, che gli impediva di riconoscere i volti delle persone, si era fatto stampare dei biglietti da visita spiritosi di scuse che distribuiva. L’anno scorso una delle sue scoperte teatrali, Geppy Gleijeses, ha portato a teatro con Marisa Laurito, “Così parlò Bellavista”. Un’operazione affettuosa e molto ben riuscita che lo aveva commosso. Gentile e raffinato, spiritoso e irresistibile: di lui si sentirà, via via sempre più, una grande mancanza. —



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