Il Tirreno

volterra 

Il teatro ha trasformato il carcere Ora Punzo riparte da Shakespeare

Gabriele Rizza
Il teatro ha trasformato il carcere Ora Punzo riparte da Shakespeare

Il 30 luglio debutta “Naturae”, nuovo spettacolo della Compagnia della Fortezza «Basta violenza e cattiveria, la nuova sfida è ritrovare armonia e innocenza»

3 MINUTI DI LETTURA







Se pensiamo all'esperienza della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo che da trent'anni apre le porte del carcere di Volterra, le prime parole che vengono in mente hanno a che vedere con una certa idea di teatro, disincagliata dalla routine della normalità quanto ancorata alla diversità. Per un teatro più vero e paradossalmente più libero. Il corto circuito che qui puntualmente si innesta ogni volta sotto il sole di luglio è l'esempio pratico, il paradigma operativo di un progetto a lungo ritenuto impossibile: il carcere che attraverso il teatro, nel chiuso delle sue mura, prigioniero delle sue inferriate, acquista un inedito spaio di libertà. Punzo lo sa, le istituzioni e i detenuti lo sanno. O meglio, in questi 30 anni, hanno imparato a saperlo. A esserne consapevoli. Tanto che a Volterra, l'abusata e un po' spiccia formula del “teatro in carcere”, è diventata un'altra cosa, un giacimento di sopravvivenza, una polveriera di imperfezioni per meglio scoprire chi siamo. In attesa che il “sogno” a lungo accarezzato di un teatro davvero stabile dentro la Fortezza diventi realtà (lo spazio è stato individuato, i progetti di fattibilità sono sui tavoli di Ministero e Regione, il precedente di Genova Marassi aiuta) il nuovo spettacolo della Compagnia diretta da Punzo, col titolo “Naturae” debutta nel cortile della casa circondariale volterrana, il 30 luglio (repliche fino al 3 agosto).

Cosa dobbiamo aspettarci? Punzo come sempre ha le idee chiare. Ma la quadratura del cerchio, l'andare in scena, è un continuo divenire. Una somma di coincidenze e circostanze. Di “occasioni” per dirla con Montale. Intanto si comincia da dove si era arrivati. Dall'ultima puntata. L'approdo di “Beatitudo” che chiudeva l'edizione dello scorso anno. Lì si citava Borges e il suo labirinto di inquietudini. Qui si riprende Shakespeare, il “Dopo la tempesta” e lo si rimette in gioco nel frullatore borgesiano. «Siamo in un limbo - dice Punzo – un luogo di riflessione dove ci si interroga su cosa faranno l'uomo e il bambino che avevamo lasciato l'anno scorso al limite delle macerie e all'alba di un nuovo giorno. Ci avevano lasciato con una sorta di promessa: voglio sognare l'uomo e imporlo alla realtà. Ecco è quello che ora cercheremo di fare. Non c'è un autore di riferimento in Naturae, ce ne sono tanti ma al centro c'è l'uomo che storicamente tenta di allontanarsi da sè». Punzo combatte contro l'omologazione e contro il repertorio. «Troppo facile essere violenti, gelosi, invidiosi, cattivi: in carcere poi. La vera sfida è appropriarsi di altre consonanze, l'armonia, lo stupore, l'equilibrio, l'innocenza. Ci riusciremo?».

Il percorso della Fortezza 2019 si completa con la presentazione a cura di Rosella Menna del libro “Un’idea più grande di me” (Editore Luca Sossella), che ripercorre la trentennale quotidianità di Armando Punzo con la realtà carceraria di Volterra e con la presentazione dei progetti definitivi per la realizzazione di uno spazio teatrale e delle iniziative a suo sostegno, promosse dalla Fondazione Michelucci e dal garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, Franco Corleone. «La lunga esperienza della Compagnia, sviluppata a partire dal 1988 - dice Corleone - ha modificato geneticamente un carcere che in passato era noto per la sua durezza e il suo isolamento».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web