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l’intervista 

Cattelan, il conduttore “virale” «La nostra arma sono le idee»

Roberto Pavanello
Cattelan, il conduttore “virale” «La nostra arma sono le idee»

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Ancora non è quarantenne, lo sarà il prossimo maggio, eppure sono 19 anni che il suo volto sorridente si affaccia dai nostri televisori.

Alessandro Cattelan è quindi, a tutti gli effetti, il più giovane conduttore esperto del nostro Paese. Ed è anche il più bravo. Non è un caso, allora, che Pippo Baudo lo abbia più volte indicato come suo erede e che il suo nome sia tra quelli che con vengono indicati per la conduzione del prossimo Festival di Sanremo. In concorrenza con Amadeus. E, se in passato, a domanda diretta, Cattelan se l’era sempre cavata con un «chissà, vedremo, magari un giorno» o con una battuta, «quando avrò la canzone giusta», questa volta nicchia: «Se ne parla. E mi fa piacere. Diciamo che in questo periodo le proposte non mancano…». Insomma, è un po’ come nel calciomercato: anche se l’affare non è ancora concluso e magari nemmeno si può parlare di trattativa avviata, i contatti ci sono: porteranno Alessandro a vestire la maglia del Festival? Sì, resta da capire il quando.

Intanto sabato sera ha presentato lo show con cui Aperol ha festeggiato i suoi100 anni: un superconcerto in piazza San Marco, a Venezia, con Max Gazzè, Måneskin, Francesca Michielin e Carl Brave. Il tutto diventerà uno speciale su Sky Uno, in onda il 26 luglio alle 21,15 (e in replica la stessa sera su Tv8 alle 23,30), con Cattelan a fare da narratore.

Questa è una sorta di pausa dalle audizioni di X Factor: come sta andando con i nuovi giudici?

«Ottimamente. Ogni tanto cambiare serve a tutti perché migliora il clima. X Factor è un programma stancante che può portarti a sviluppare i lati più spigolosi del tuo carattere, cambiare è bello perché arrivano tutti col cuore aperto. Disposti a fare tutto e curiosi».

Sta facendo un po’ da guida?

«Se chiedono, sono a loro disposizione. In questi giorni ho parlato un po’ con Sfera Ebbasta e con Malika Ayane... con Samuel ci conosciamo da duemila anni: mi ha chiesto come stava andando. Stanno andando tutti bene e secondo me la gente ci metterà poco a entrare in sintonia con loro».

Chi sarà la sorpresa?

«In un certo senso Malika perché è stata la prima, in questi giorni di audizioni, ad essere tagliente. Ma chi avrà lo scarto maggiore rispetto alla percezione che si ha di lui sarà Sfera: è un ragazzo molto educato e positivo, sempre sorridente. Non è una figura scura. E poi ha questi denti bianchissimi... sembra brasiliano. È bello, Sfera è bello».

A che punto è il percorso di E poi c’è Cattelan?

«È una domanda che mi sto facendo anche io. Siamo a un ottimo livello, è difficile capire come migliorare. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato virale: penso al monologo di Valerio Mastandrea, l’esibizione con Salmo sulla cabriolet, il gioco del cruciverbone con Antonella Clerici, i salti con Buffon... Il giorno dopo tutta Europa parlava del gioco con Antonio Conte sul suo futuro; l’intervista a Jimmy Fallon ci ha dato visibilità anche sui giornali d’America… E Epcc si valuta per queste cose più che dai dati di ascolto. Chi ha mai visto una puntata di Fallon intera? Eppure tutto il mondo lo conosce, proprio perché punta alla viralità».

In Italia è replicabile il modello di longevità americano? In fin dei conti Che tempo che fa è in onda da 16 anni.

«Il programma di Fazio, che a me piace, è incentrato sulle interviste, idee extra ce ne sono poche. Noi invece puntiamo a trovare ad ogni puntata un’idea che sia virale. Questa è la parte più complicata, ma siamo in tanti, tutti ragazzi svegli, uomini e donne, giovani, meno giovani... Comunque ci farei la firma a fare Epcc per trent’anni». —



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