Il Tirreno

Paradiso e Thegiornalisti, i nazionalpopolari «Lavoro con Verdone, vorrei farlo con Vasco»

Francesco Rigatelli
Paradiso e Thegiornalisti, i nazionalpopolari «Lavoro con Verdone, vorrei farlo con Vasco»

Sono la band del momento. Il prossimo 7 settembre a Roma festeggiano un anno di pienoni ai concerti: «Obiettivo, restare liberi» 

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intervista



Tommaso Paradiso, 36 anni ieri, è il cantautore del momento. Con il suo gruppo, Thegiornalisti, il 7 settembre al Circo Massimo a Roma festeggia un anno di pienoni ai concerti. Prima della partenza per le vacanze in California e al mare in Sicilia lo intervistiamo a pranzo in un hotel di Milano.

Lei viene definito nazionalpopolare, cosa pensa della nazione oggi?

«Sono preoccupato che in un momento di crisi si alzino i toni. Come dice Aristotele (ha studiato filosofia, ndr) in ognuno c’è una metà razionale e una bestiale. Non vorrei ritrovarmi con la caccia all’uomo per strada. Non puoi predicare bacioni e abbracci come Salvini e poi sui social bullizzare tutti. La colpa della situazione attuale è anche di chi, come la sinistra, non ha saputo cogliere i momenti storici».

Lo sa che lei e il suo gruppo siete tra i pochi a fare pubblicità ai giornalisti? Com’è nato il vostro nome?

«Venivo dai Kosmoradio, gruppo oasisiano di canzoni su satelliti e pianeti, quando sono rimasto folgorato dai Teste in tasca, più sociali. Con loro, Marco Primavera e Marco Antonio Musella, scrivemmo Siamo tutti marziani e volendo parlare di argomenti concreti ci siamo chiamati The giornalisti».

È ancora soddisfatto del nome?

«No, ma se un figlio mi nasce scemo mica lo cambio. Solo che quando ci chiamano pare una barzelletta. La verità è che hanno funzionato le canzoni ed è piaciuto il nome».

E l’attenzione alla realtà è proseguita?

«L’identità rimane, a volte andiamo più sul poetico o sul simbolico. Nell’ultima canzone per esempio parliamo di Maradona, Pelé, De Niro e Sandokan».

A proposito di quella canzone, composta con Dario Faini, lei dello special ha detto che «fa un po’ De Sica». Descrivere una canzone con il nome di un attore rappresenta il suo stile?

«Sì perché quel balletto ricorda il film Simpatici antipatici. A me piace mescolare sacro e profano, usare lo pseudo trash, come Sorrentino che ne La grande bellezza introduce Serena Grandi».

Il suo immaginario pop, da Bud Spencer a Jessica Fletcher, è uno dei motivi per cui la gente si identifica nelle sue canzoni. Li vedeva in tv da bambino?

«Da bambino e tuttora. Se a pranzo sono libero, La signora in giallo è un appuntamento fisso. Poi vado anche al cinema per i film nuovi. Le nostre canzoni sono un mix di tradizione rasserenante e di innovazione».

Cosa la muove quando scrive una canzone?

«Non ci sono obiettivi, se no sarebbe arte contraffatta. La canzone è un atto puro. Non è che mi metto al piano e dico “oggi ne faccio una nuova”. Succede quando mi colpisce un’esperienza, un’amicizia, una vacanza, un amore, un film, provo a tirare fuori l’emozione e trasmetterla».

Nel passaggio da indie a mainstream è cambiata la vostra libertà?

«Ora ci sentiamo più liberi, perché non abbiamo alcun codice preciso. All’inizio volevamo autoghettizzarci come indie, avevamo gli stivaletti e i pantaloni stretti, frequentavamo certi locali e persone. Le canzoni dovevano essere in un certo modo, i suoni sporchi e lo stile così così. Poi abbiamo capito che volevamo essere liberi… “liberi siamo noi, ma liberi da che cosa?”, per dirla con Vasco Rossi».

A proposito di Vasco, il sogno è una canzone per lui?

«Sì, ma mi scoccia dirlo perché ora ne parlano tutti, mentre io sono vent’anni che lo ammiro».

Ha collaborato con tanti artisti, da Carboni a Jovanotti. Con Morandi com’è andata?

«L’ho sentito subito vicino. Sua moglie Anna mi ricorda mia mamma. Persone educate, semplici, normali ma con gusto. Ogni tanto andiamo a mangiare insieme in Emilia».

Un altro suo mito è Verdone, gli ha chiesto consigli per il film a cui sta lavorando?

«Gli ho fatto un sacco di domande sui suoi film, tanti aneddoti che volevo sapere, ma il mio progetto si è concretizzato solo dopo. Il soggetto l’ho scritto io e sto sviluppando la sceneggiatura con due persone. Il film verrà accompagnato da mie canzoni e prenderà il titolo da una di queste».

E ci sarà pure lei, magari in un cameo?

«No, quello mi piacerebbe ma solo in un film western, la mia grande passione». —



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