Italia
Il mondo fra la luce e il buio visto dagli occhi di Michele
È uscito in questi giorni “Vani d’ombra” romanzo del giornalista Simone Innocenti. Panariello: «Un’opera sorprendente»
il libro
“L’autore è quello che è, non gli avrei dato una lira e invece...” con queste parole Giorgio Panariello recensisce a modo suo in un video su Facebook il libro “Vani d’ombra”, romanzo del giornalista toscano Simone Innocenti fresco di stampa per Voland. Panariello lo definisce intenso, interessante, sorprendente e non va certo lontano dalla verità. Quello che Innocenti consegna al lettore è la storia di un’ossessione, un’ossessione che nel protagonista “Michele Maestri di anni tredici” come ci viene presentato, nasce nel bianco e nel buio, nell’ombra e nella luce. Ed il lettore si trova fin dalle prime pagine ad essere esattamente dietro gli occhi di Michele «per provare a raccontare un’allucinazione bisogna esserci al centro» dice Innocenti citando, il poeta Luigi Di Ruscio. E se nella vita del lettore il giovane protagonista entra con il suo cannocchiale e quello che forse non vuole vedere nella vita di Simone lo fa come una voce che esplode nella sua testa. «Una voce che chiede di essere ascoltata – confessa – poi trascritta. Non ho alcuna idea di come questo accada. So solo che mi prendo una vacanza, mi rinchiudo in camera e scrivo 12 ore al giorno per nove giorni consecutivi. Ne esco stremato, ma quella voce alla fine è finita in un manoscritto». E lui che nella vita è un cronista di nera da ogni caso di cronaca impara ad assumere uno sguardo differente sulle cose e non stupisce che quello a cui presta attenzione, a cui dà maggiore importanza siano gli occhi delle persone e come queste reagiscano ad un evento. Il protagonista del libro vive in un piccolo paese della campagna toscana lontano da tutto. Colto in flagrante e chiuso a chiave nell’armadio di una donna che da tempo spia col suo binocolo, avvolto dal caldo e dal profumo bianco del bucato, è costretto ad ascoltare ed immaginare quello che la donna oltre gli sportelli chiusi sta facendo con suo padre. Non vuol vedere, né sentire, figuriamoci immaginare quello che in una camera afosa sta accadendo. Simone costruisce un romanzo dove ogni cosa è animata, dove tutto racconta, custodisce e conserva. «Verga insegna che spesso è l’ambiente a determinare un destino. In questa storia è il protagonista che, per paradosso, sceglie l’ambiente». Simone Innocenti dal suo mestiere ha mutuato l’attitudine a darsi una regola, ad imporsi tempi e dubbi. «Il dubbio è sempre una possibilità. Un cronista sta ai bordi del campo, qualunque cosa racconti». —
Elena Torre
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