Il Tirreno

firenze, palazzo gerini 

“Dantocchio”, Dante e Pinocchio insieme Mangiafuoco e il ventre della balena incontrano Farinata e il Conte Ugolino

Samuele Bartolini

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FIRENZE. Dantocchio. Suona storto, quasi comico, ma voi prendetela per una parola nuova. Sono Dante e Pinocchio fusi insieme. Tutti e due dentro un museo multimediale e sensoriale. Apre a Palazzo Gerini, in pieno centro storico a Firenze, il 1° giugno. È un viaggio che riempie di suggestioni gli occhi, le orecchie e il naso dei visitatori. Si comincia con le Avventure di Pinocchio. Facciamo due passi e siamo subito avvolti da una luce blu elettrico. In fondo al corridoio si apre, vista da dentro, una grande bocca dentata. Iridescenze bianco luminose disegnano sognanti le onde del mare. Siamo nella pancia del pescecane. Siamo noi Pinocchio. Ma dura pochi secondi. Si apre una tendina e finiamo in un grande stanzone. “C’era una volta. . un re! No. C’era una volta un pezzo di legno”. Quante volte l’avremo sentita. E comincia la storia. Pinocchio si mette a correre per tutte e quattro le pareti. Bisogna girarsi e rigirarsi per stargli dietro. Il narratore, voce stentorea, racconta dagli altoparlanti. Poi suonan trombe e tamburini, arriva il teatro dei burattini, e spunta fuori Mangiafuoco. Sta per punire Pinocchio, ma il burattino di legno s’inginocchia. Lo prega, lo scongiura. E Mangiafuoco lo perdona. Bellissime le illustrazioni di Leonardo Mattioli. Ma non c’è tempo. I minuti corrono. Si passa nell’Inferno di Dante. “Lasciate ogni speranza, voi, ch’entrate! ”. È finita. Prepariamoci al peggio. Capitiamo in un’atmosfera buia, carica di paure. Ci appaiono due scene. Quelle di Farinata degli Uberti e del Conte Ugolino. Ma stavolta niente cartoni animati alle pareti. Qui i personaggi si presentano “in carne ed ossa”. Li ha fatti la ditta Naturaliter di Pisa. Farinata sta dentro una fossa. Dante lo ha infilato tra gli eresiarchi del VI Cerchio, avallando di fatto di essere un seguace dell’epicureismo. Mentre il Conte Ugolino è coi dannati imprigionati nel ghiaccio, traditore della patria. Si sente l’odore di marcio, la carne imputridisce. Arriva il finale. Inaspettato. Finisce Dante. Finisce Pinocchio. Entriamo in una stanza tutta specchi. Si potrebbe fare un selfie, ma potremmo anche guardarci riflessi. “E io chi sono? ”, “Da dove vengo io? ”. Insomma. Tutt’a un tratto ci troviamo soli con noi stessi. L’esperienza sensoriale e multimediale si conclude qui. Ieri c’è stata la presentazione, Pier Francesco Bernacchi, presidente della Fondazione Collodi, e Sergio Giunti, presidente dell’omonima casa editrice, hanno provato a spiegare perché mettere insieme Pinocchio e Dante: “Son tutti e due famosi nel mondo. Tradotti in tantissime lingue”. —

Samuele Bartolini

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