Il presidio
«Buscetta era anche un sognatore» Favino racconta il suo “Traditore”
Parla l’attore che ha interpretato il pentito di mafia: «Ma da quella realtà non si è mai staccato»
Una maschera indossata fino all’ultimo respiro, cambiata a seconda delle necessità, ma sempre funzionale all’immagine che Buscetta voleva dare di se stesso. Per Pierfrancesco Favino, l’obiettivo principale, durante le riprese del film di Bellocchio è stato andare oltre la finzione, a caccia del vero Buscetta: «Ho provato a scoprire quello che lui non voleva si sapesse, partendo dalla convinzione che, per vivere, Buscetta abbia costruito una precisa memoria di sé».
Come si è preparato per affrontare il personaggio?
«Ho letto tutto quello che c’era da leggere e lo stesso per i materiali video. Volevo dare una dimensione più rotonda al personaggio. Quando abbiamo finito mi è spiaciuto, avrei voluto proseguire l’indagine».
Che cosa ha scoperto?
«Avevo la memoria del maxiprocesso, e conoscevo già la vita di quest’uomo, la sua dimensione da pregiudicato Anni 60, quello che ho scoperto è stato il lato sentimentale, idealista, da sognatore. Se non sapessimo chi è stato, lo descriveremmo come un individuo che cerca di liberarsi dall’ambiente in cui è nato. Noi, però, sappiamo che quell’ambiente è la mafia e che Buscetta ha avuto la colpa imperdonabile di decidere di appartenere a Cosa Nostra, da cui non si è mai distaccato, pur volendo essere riconosciuto come identità individuale. In questo contrasto c’è il suo dramma, la tensione da tragedia greca che Bellocchio racconta».
Il rischio più grande era quello di idealizzare il personaggio, come l’ha evitato?
«Ho pensato che fosse molto più pericoloso raccontare il male oggettivizzandolo. Buscetta si è scelto una vita sapendo bene che non c’erano vie d’uscita, è stato un fine stratega della comunicazione, se ci si ferma a quello che ha raccontato, non avrebbe mai fatto niente di male, e, invece, qualcosa non torna.E poi la prima operazione di chirurgia facciale risale agli Anni 70, quando ancora non era così ricercato. Insomma, tanti aspetti che non convincono».
Come vede il rapporto tra Buscetta e Falcone?
«Non credo molto nell’amicizia tra i due, penso, piuttosto, che Falcone sia stato l’unico a saper manipolare Buscetta. Nel libro di Marcelle Padovani c’è scritto che il magistrato aveva ritenuto molto più utili, le deposizioni di Contorno. Se c’è stata, quella tra Falcone e Buscetta dev’essere stata un’amicizia tra siciliani».
La sua è un’interpretazione mimetica, come ha fatto?
«Ho acquistato 8-9 chili, ma, più che cercare virtuosismi, mi sono concentrato sul fatto che Bellocchio sia il primo a descrivere il carattere rurale della mafia, formata, in prevalenza, da imprenditori agricoli, caratterizzati da certi dettagli, l’aria tozza, gli stomaci rotondi, un modo particolare di guardare negli occhi».
Qualche giorno fa su Instagram, ha avuto uno scambio di battute con il figlio del caposcorta di Falcone, morto nella strage di Capaci.
Secondo lui la scelta di far uscire il film oggi, nell’anniversario della strage, sarebbe poco rispettosa . Che ne pensa?
«Nessuna polemica, lo scambio è durato 22 secondi: ho risposto dicendo che si trattava di un omaggio e non di un modo per approfittare di una data. Sinceramente, mi chiedo se oggi sia importate parlare di questo e non del film». —
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