Il presidio
Poesia ribelle e violenta Balestrini, la penna nel fianco della borghesia
È morto a Roma Nanni Balestrini, tra i protagonisti della Neoavanguardia poetica e artistica. Era nato a Milano il 2 luglio 1935. Lo ricorda per noi lo scrittore e poeta Giuseppe Conte, di cui è appena uscito il romanzo “I senza cuore”.
GIUSEPPE CONTE
Nanni Balestrini è rimasto fedele anche in età avanzata alle sue idee, giuste o sbagliate che fossero. E destando una volta l’affettuosa, sorniona ironia di Umberto Eco, ha continuato a pensare da rivoluzionario e a parlare della rivoluzione. Negli anni Sessanta, appena trentenne, era stato l’uomo di punta del ribaltamento che sconvolse la poesia e la letteratura italiana. Animatore di riviste come Il Verri e Quindici e del Gruppo 63, che comprendeva Eco, Sanguineti, Arbasino, Manganelli, Balestrini fu in assoluto l’innovatore. Aveva il gusto puro di andare contro le regole e le consuetudini, di distruggere, di stravolgere.
Gillo Dorfles aveva coniato il termine che ne definiva la ricerca: «asintattismo»: una guerra alla sintassi logica e a quella simbolica del linguaggio.
Balestrini fu il primo a creare poesie usando un computer, affidandosi ai meccanismi della tecnica e alla aleatorietà del caso. Ne venivano fuori testi antilirici, atonali, artificiali e freddi, frutto di sperimentazione e provocazione insieme. Secondo Balestrini, la poesia doveva essere una spina piantata nel fianco della borghesia. Il suo estremismo letterario, all’apparire del Sessantotto e della stagione delle lotte operaie, si saldò con quello politico. Nasce da lì il suo libro forse più importante, Vogliamo tutto, del 1971. Se in Tristano, uscito nel 1964, dominava ancora la tecnica del collage, e si poteva leggere, si disse allora, come voltando capricciosamente la manopola di un apparecchio radio, Vogliamo tutto diede voce a una generazione di ribelli in nome di un estremismo non più soltanto ideologico ma esistenziale e in qualche modo teppistico.
In un linguaggio caotico, basso, gergale, la sua voce narrante manifesta una vitalità carnale e quasi inconscia, protesa verso la soddisfazione di bisogni e desideri assoluti.
Militante di Autonomia Operaia, nel 1979, per sfuggire all’arresto, deve riparare nella Francia. L’esilio dura diversi anni. Assolto dall’accusa di fiancheggiamento del terrorismo, può tornare in Italia nel 1984. Continua a pubblicare libri, è attivo anche nel campo della poesia visiva e delle performance, ma non riprende più quel posto centrale che aveva occupato a lungo. Sognava ancora, Balestrini. E per questo, al netto di tutto ciò che mi ha sempre diviso da lui, credo che meriti l’onore delle armi. E una preghiera, sperando che non gli dispiaccia, dovunque ora sia. —
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