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Delon il divo riceve la Palma e piange «Rappresenta la fine della mia vita»
CANNES. Alle polemiche che lo riguardano (machista, gollista, grande amico di Jean-Marie Le Pen) Alain Delon risponde con poderosa strafottenza. I toni da attaccabrighe abituato a vincere non lo hanno abbandonato, nemmeno in quest’età difficile che è l’unica sua vera condanna. Eppure, nel giorno in cui il Festival, dopo molti anni di oblio, gli rende omaggio con la Palma onoraria (consegnata dall’adorata figlia Anouchka), davanti a infinite ovazioni, l’attore non riesce a trattenere le lacrime: «Ho pensato a questo premio come alla fine della mia carriera, della mia vita, come un omaggio postumo. È un periodo difficile, davvero duro». Per Delon invecchiare è una vergogna, un insulto insostenibile che gli viene gridato in faccia ogni volta che un suo film ripassa sullo schermo: «Come fate a guardarmi adesso, dopo avermi rivisto allora? ». Le immagini sono quelle di Delitto in pieno sole, anno 1960, inizio di una storia professionale mai inseguita ma goduta appieno: «A Cannes sono venuto per la prima volta nel 1957 – (dal pubblico qualcuno urla «eri bellissimo» e lui, pronto, ribatte «che ne sai? Tu non c’eri”) –, con Jean Claude Brialy. Non conoscevo nessuno e neanche mi interessava. La mia carriera è stata un incidente, ho incontrato tante donne e se faccio questo mestiere lo devo a loro».
Col primo film, Godot, arrivò, da parte del regista Yves Allegret, l’unico suggerimento che Delon non ha mai dimenticato: «Disse “non recitare mai, guarda come guardi, parla come parli, ascolta come ascolti”. Ho sempre fatto così, arrivavo sui set, mi mettevano davanti alla macchina da presa e la osservavo, come si guarda una donna negli occhi. Mi è venuto tutto naturale, credo di aver ricevuto un dono».
Guidato da coincidenze e intrecci casuali Delon ha costruito il suo percorso glorioso: «Ricordo la moglie di Reneè Clement, uno dei miei maestri, era sempre presente sui set e lui l’ascoltava parecchio. In Delitto in pieno sole avrei dovuto fare un altro ruolo, ma io volevo essere Ripley, la canaglia, fu lei a convincere il marito».
L’incontro con Luchino Visconti, che lo vuole per Rocco e i suoi fratelli, avviene dopo quella interpretazione: «Luchino era un direttore d’orchestra, non imponeva discipline, a me ha chiesto di essere com’ero». Rivedere la sequenza sul Duomo di Milano in cui recita con Annie Girardot è un colpo al cuore che lo fa piangere di nuovo: «Annie non c’è più, rivederla mi sconvolge, era magnifica». Le scene del Gattopardo, con il dialogo in cui Tancredi pronuncia la frase celeberrima «se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», sono un’altra lacrima: «In quei fotogrammi si vede il mio cane».
L’onda dei ricordi è sempre pronta a travolgere il play-boy impenitente che ha avuto le donne più belle, ma oggi ammette, con la sincerità della vecchiaia, di aver ricevuto molto più amore rispetto a quello che ha dato: «Mireille, Nathalie, Romy, mi hanno insegnato tutto, e non è stata colpa mia se si sono innamorate di me. È per loro che ho voluto essere il più grande, il più bravo».
Non è un caso se della Piscina, inno alle strepitose bellezze di Delon e Schneider, non vengono mostrati spezzoni: «Romy attraversava una fase di crisi – racconta l’attore –, mi imposi, o prendevano lei o niente. Fu un trionfo, e per Romy iniziò una seconda carriera». Accettare la Palma significa anche saldare un debito di riconoscenza: «Quando Fremaux mi ha detto che avevano deciso di darmela ho risposto di no, il premio doveva andare ai miei registi ma sono tutti morti. Questa Palma è loro».
Gli unici a trascurarlo, a suo tempo, furono quelli della Nouvelle Vague: «Mi hanno bandito e me ne sono fregato. Ho girato solo con Godard nel 1990». Le posizioni giudicate politicamente scorrette hanno a lungo penalizzato l’attore, ma il film scelto per la serata di gala, Mr. Klein, regia di Josef Losey, è la prova di una coscienza viva e attenta: «Interpreto un collezionista d’arte che durante la guerra acquista opere da ebrei in difficoltà». Il film fu presentato al Festival, ma non ebbe buona accoglienza. Ieri sera, anche se tardiva, è arrivata la grande rivincita, ed è da questo traguardo che, forse, Delon troverà la forza di andare avanti. F.C.
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