Il Tirreno

Ci fece innamorare di Quentin Tarantino Era “solo” 25 anni fa

Francesca Lenzi

Pulp Fiction fu presentato a Cannes il 21 maggio del 1994 

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il film cult



«Da ragazzino sognavo o di fare l’attore o di fare il rapinatore. La rapina come gesto agonistico mi affascina. Nel cinema, beninteso». Parola di Quentin Tarantino che, proprio da una rapina fa partire quel capolavoro di Pulp Fiction. Soltanto due anni prima il regista di Knoxville aveva esordito con Le iene, folgorante opera prima, intrisa di violenza e genialità, supportata da un cast in splendida forma. Che Tarantino potesse ripetersi subito dopo in molti non lo credevano possibile, e invece arrivò Pulp Fiction, proiettato per la prima volta 25 anni fa, il 21 maggio del 1994 al festival di Cannes. L’accoglienza fu immediatamente positiva, sia dalla critica (con qualche eccezione che ne obiettava la brutalità di alcune scene e l’ipotetico divertissement fine a se stesso) che dal pubblico. Rispetto a un budget di 8 milioni di dollari (solo 5 furono investiti nel ricco cast), il film ne incassò in tutto il mondo oltre 107. Dopo un quarto di secolo la freschezza di Pulp Fiction è immutata. E tutte le cose bellissime che contiene sono sempre lì, fra l’ispirazione del cinema di exploitation anni 70 e i b-movie made in Usa ed europei, fra i noir di prima maniera e l’insegnamento dei grandi maestri.

Fra questi anche l’italiano Sergio Leone, citato a più riprese da Tarantino e omaggiato direttamente sul set con soluzioni narrative abilmente rielaborate. Probabilmente il regista statunitense ha realizzato opere migliori. Più mature e compiute. Pulp Fiction, però, resta la sua creazione più personale, quella che il pubblico ama incondizionatamente perché satura del suo cinema. Un cinema fatto di vocazione popolare e, allo stesso tempo, di ossessiva ricerca nella messinscena e immensa cultura. Un cinema che alterna situazioni brillanti al dramma coreografico, il tutto con una sceneggiatura trascinante. I dialoghi dei film di Tarantino sono pura magia iperrealista. Lo stesso Grindhouse, opera minore condivisa con l’amico e collega Robert Rodriguez, è un piccola storia che, a fronte della semplicità del plot, offre un testo ricco di sfumature e di alta intensità. Pulp Fiction vinse un Oscar nel 1995 proprio quello per la sceneggiatura originale. Si presentò alla cerimonia con altre sei nomination ma fu battuto da Forrest Gump. Le altre riguardavano gli attori: John Travolta, Samuel L. Jackson e Uma Thurman. Nessuno di loro vinse, ma il film di Tarantino servì a tutti per trovare successo o, tornare alla ribalta. Fu il caso di Travolta che, in fase di appannamento dopo i titoli top degli anni 80, tornò in auge con il ruolo del killer Vincent Vega, di nuovo ballerino, ma in chiave parodistica, nel twist con Uma Thurman sulle note di You never can tell di Chuck Berry. Pulp Fiction si ricorda, e si continua a guardare, per le sequenze cult, come l’iniezione di adrenalina, l’arrivo del signor Wolf o il versetto di Ezechiele 25: 17, e per le trovate narrative di Tarantino come la misteriosa valigetta, sorta di specchio riflesso del bagagliaio delle Iene, e la messa in scena del triello western di Leone, riproposto in chiave pop. —

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