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il restauro in santa croce 

Marini, Tintori e Ciatti La “scuola pratese” di Giotto

Ilenia Reali
Marini, Tintori e Ciatti La “scuola pratese” di Giotto

La città tessile fa risplendere gli affreschi del Maestro fin dall’Ottocento  Il soprintendente: «La più grande emozione sarà rivedere i colori originali»

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Sorride Marco Ciatti, soprintendente dell’opificio delle pietre dure, in treno mentre fa ritorno, nella sua città. «Cosa farebbero i fiorentini senza noi pratesi? » , si lascia andare a una battuta il giorno successivo alla notizia del restauro delle “Storie di San Francesco” di Giotto nella Cappella Bardi della Basilica di Santa Croce. Il restauro dei restauri, un’occasione irripetibile di studio e documentazione sulla tecnica pittorica del maestro toscano, un costo di un milione di euro, tre anni di lavori.

Un filo rosso unisce Prato alle cappelle di Giotto.

È destino che da Prato, la città delle ciminiere e delle tintorie, arrivi chi restituisce il colore alle cappelle di Santa Croce.

Pratese è Ciatti e pratese è Irene Sanesi, la presidente dell’Opera di Santa Croce che ha dato il via libera all’inizio dei lavori dopo aver raccolto i finanziamenti tra donatori privati, Dominique Marzotto in ricordo della madre Florence attraverso l’Associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano, il Mibac e la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Ma era pratese anche Leonetto Tintori che tra il 1958 e il 1961, sotto la direzione di Ugo Procacci, rimosse tutte le integrazioni ottocentesche apportate all’opera.

Un restauro avvenuto dopo che nel 1730 i magnifici affreschi di Giotto furono coperti mediante un’imbiancatura a calce, con la tecnica della scialbatura. E ancora, chi scopre in Santa Croce gli affreschi? Ebbene sì, un altro pratese, Antonio Marini che materialmente toglie la calce riportando alla luce gli affreschi.

«È uno dei cicli pittorici più studiati – racconta – Ciatti – e sappiamo già che l’emozione sarà enorme quando rivedremo i colori vivaci. Al di là delle battute la presenza pratese nella storia degli affreschi è casuale ma nel caso di Marini l’intervento fu sostanziale: fu lui che fisicamente grattò l’intonico su incarico della famiglia Peruzzi. La calce era stata data proprio perché i colori che rivedremo non piacevano e andavano contro i gusti dell’epoca: l’opera di Giotto era vista come primitiva. Noi ci concentreremo sul rispetto della materia, sulla pulitura, senza reinvenzioni ma nel completo rispetto ».

Un restauro che sarà visitabile. «L’Opificio delle pietre dure a cui l’Oper a di Santa Croce ha affittato la progettazione e l’esecuzione dell’intervento – spiega Irene Sanesi – ha già studiato l’intervento e, grazie a una collaborazione che va avanti da tempo, ci ha segnalato la necessità del restauro. La mia cura e la mia preoccupazione è stata quella di trovare i finanziamenti: ora ne abbiamo i tre quarti e abbiamo deciso di partire. Ma come ho scritto poche ore fa in un tweet “per poter attrarre grandi risorse da investire per il restauro l’Italia, a differenza di altri paesi, ha ancora bisogno di star. E quindi ecco Giotto, una superstar”». Così superstar che «il restauro sarà fatto con particolari ponteggi che consentiranno non solo di vedere gli affreschi ma anche di poter apprezzare il recupero in diretta». —

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