Il Tirreno

Sabato in prima assoluta a Prato 

Il Faust di Federico Tiezzi debutta al Fabbricone

Gabriele Rizza

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teatro

Reduce dall’ “Interpretazione dei sogni” di Freud-Massini e dopo l’incontro con il mito classico di Antigone, Federico Tiezzi affronta, attraverso l’opera di Goethe, un altro grande mito: quello di Faust.

Il racconto di un sapiente studioso di teologia, filosofia e scienze naturali che, per ottenere conoscenze ancora più vaste, potere e giovinezza, vende la propria anima a Mefistofele mediante un contratto firmato col sangue.

“Scene da Faust”, che debutta sabato 11 in prima assoluta al Fabbricone, si snoda in dodici sequenze montate da Fabrizio Sinisi insieme a Tiezzi, prendendo le mosse dalla prima parte della tragedia, dove è centrale la figura di Mefistofele che si pone come il doppio speculare di Faust, la sua metà, il suo alter ego, e freudianamente, la proiezione del suo inconscio.

Prodotto dal Metastasio insieme alla Compagnia Lombardi-Tiezzi, vede protagonisti Marco Foschi come Faust, Sandro Lombardi nel ruolo di Mefistofele e Leda Kreider in quello di Margherita, affiancati da alcuni attori del Laboratorio teatrale della Toscana, coordinato sempre da Tiezzi, ospite dell’Associazione teatrale pistoiese. Goethe lavorò al Faust per sei decenni, dal 1772 al 1831, costruendo un’opera monumentale intorno alla figura del medico e mago cinquecentesco, facendone parte dell’immaginario collettivo della cultura occidentale, oltre che simbolo della crisi della coscienza e dell’anima dell’uomo contemporaneo.

«Nella nostra epoca – spiega Tiezzi – l’immagine di un patto con il demonio forse non fa più troppa paura, ma i bisogni che spingono Faust a vendere l’anima ancora ci turbano: il desiderio di conoscenza e di nuova giovinezza, la ricerca della saggezza, delle risposte alla domanda su cosa sia la natura, la storia e la vita dell’uomo. Il nostro spettacolo parla quindi della crisi della soggettività, della crisi dell’io nel suo rapporto con la realtà».

Completano la locandina le scene e i costumi di Gregorio Zurla, le luci si Gianni Pollini, le coreografie di Thierry Thieû Niang mentre il lavoro sulle voci è affidato a Francesca Della Monica.

Repliche fino al 19. —

Gabriele Rizza

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