Il Tirreno

PONTEDERA 

Un Amleto dei nostri tempi tra ospedale e psicofarmaci

GABRIELE RIZZA
Un Amleto dei nostri tempi tra ospedale e psicofarmaci

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C'è sempre un Amleto in più in giro sulle nostre scene. L'ultimo principe di Danimarca, esempio di una versatilità che ne fa il campione della serie “uno nessuno centomila”, lo troviamo stasera (replica domani sempre alle 21) al teatro Era di Pontedera. Protagonista Lorenzo Collalti, giovane drammaturgo e regista, che lo prende e lo destruttura incanalandolo verso un “Reparto Amleto”, che è anche il titolo dello spettacolo, dove agiscono Luca Carbone, Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto. Prodotto dal Teatro di Roma, è ambientato ai nostri giorni, al pronto soccorso di un ospedale dove Amleto si è recato in preda ad un attacco isterico, dicendo di aver visto il fantasma del padre. Facile immaginare che il suo arrivo provocherà scompiglio e disordini. Finalmente sedato con dosi massicce di psicofarmaci,la prognosi recita: «Al momento è ancora riservata, ma le minacce di parricidio lanciate contro lo zio potrebbero essere solo dovute ad effetti collaterali. Dopo un’accurata anamnesi potremo verificare la reale pericolosità dell’individuo e determinare una terapia adeguata». I pazzi siamo noi? Stabilire una linea di confine è difficile. Collalti lo sa ma non si perde d'animo. Il suo è un Amleto svuotato dalle rappresentazioni e teatralmente sprofondato in una pesante depressione. Un Amleto così sfinito da farsi internare, non riuscendo più a capire chi sia realmente e quali siano i suoi obbiettivi. «Il colossale, inarrivabile mostro sacro del teatro – dice Collalti - viene presentato come un adolescente in preda ad infinite paure e debolezze che non si sente pronto per affrontare una sfida da uomo. Diventa un pretesto per rileggere l’opera shakesperiana mantenendone le parti strutturali ma arricchendole della consapevolezza del 900. Sono infatti il ritmo serrato e l'assurdità del linguaggio a trasformare Amleto nell’immagine moderna di una società di solitudine e alienazione: un uomo colpevole soltanto di esser nato per rimettere in sesto il mondo». —
 

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