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visto per voi - “avengers: endgame” 

Epica, verdetti e un po’ di humour: torna il Dream Team dei supereroi

FRANCESCA LENZI
Epica, verdetti e un po’ di humour: torna il Dream Team dei supereroi

Preparatevi alla battaglia finale: si chiude un ciclo iniziato nel 2012  Tre ore di azione e colpi di scena, Thor e Hulk fanno anche sorridere

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FRANCESCA LENZI

«Siate come Doctor Strange» è la raccomandazione che Anthony e Joe Russo hanno rivolto a giornalisti e spettatori in vista dell’uscita nelle sale di Avengers: Endgame. «Ricordatevi che Dr. Strange ha visto la fine dei giochi oltre 14 milioni di volte, e non ha rivelato nulla. Siate come lui». È un invito al “no spoiler” quello lanciato dai registi dell’ultimo film targato Marvel Studios e distribuito dalla Walt Disney Studio Motion Pictures. L’attesa nata attorno a Endgame era enorme, anche in ragione di un primo capitolo, Infinity War, di altissimo livello, denso di azione ed èpos. Tanto per capirsi, il primo trailer di Endgame, pubblicato lo scorso 7 dicembre, registrò 289 milioni di visualizzazioni nelle prime ventiquattro ore, contro le 230 di Infinity War che rischia seriamente di essere battuto anche al botteghino dopo i 320 milioni incassati che gli valgono, finora, il primo posto assoluto nei film di supereroi. I Russo, pur mantenendo il massimo riserbo sulla storia, avevano promesso un film dallo spirito completamente diverso rispetto al precedente. Promessa mantenuta. Si riparte dalla conclusione di Infinity War: il folle Thanos ha centrato l’obiettivo di impossessarsi delle sei gemme dell’Infinito, riuscendo così a eliminare il 50% degli esseri viventi presenti nell’universo. Nella metà della popolazione destinata letteralmente ad evaporare anche un bel po’ di supereroi, come Black Panther, Scarlet, Spiderman, quasi tutti i Guardiani della galassia, e via dicendo. Endgame riparte da qui. Esattamente ricompone la tragedia universale ponendo la lente d’ingrandimento sul dramma di una famiglia che in un attimo scompare. Subito dopo i supereroi superstiti, incapaci di andare avanti, si uniscono, con l’aggiunta di qualche rinforzo: Capitan Marvel e Ant-Man, oltre a Occhio di Falco, assente in Infinity War, rinominato Ronin. Tanto era azione, epopea e tragedia greca il capitolo precedente, tanto è legato a una visione più intima e “sentimentale” Endgame, ricco di ironia, riverbero di una saga lunghissima e fortunata, composta da 22 film considerando anche i titoli dei singoli supereroi Marvel. La sfida dei Vendicatori a Thanos, per sovvertire l’epilogo di Infinity War, è cadenzata da missioni animate più dai ricordi che dall’azione contemporanea. Un modo per ripercorrere i capitoli precedenti, nonché omaggio a un’epopea arrivata alla fine. In realtà sono già pronti all’uscita nelle sale altri Marvel movies, come Black Panther 2 o il singolo Vedova Nera, ma che Endgame voglia mettere un punto alla saga è indubbio. I Russo alternano sapientemente humour (tanto sconcertante quando divertente il Thor trasformato nel grande Lebowski, così come la rinnovata sintonia fra Bruce Banner e l’alter ego Hulk) a sentimento in un’opera di ottima fattura, nella quale, tuttavia, mancano gli aspetti migliori di Infinity War, la tragedia e l’azione. L’assenza viene parzialmente risarcita nell’ultima parte di Endgame con una spettacolare battaglia buoni contro cattivi di Tolkeniana memoria, e da un paio di drammatiche quanto inaspettate dipartite. A fare da contrappunto alle immagini sul grande schermo, e ai personaggi evoluti spesso in una maggiore e dolente consapevolezza, c’è la musica fortemente empatica e puntuale di Alan Silvestri, già direttore d’orchestra per Infinity War. Endgame è un viaggio nel tempo, in una dimensione che si moltiplica in un gioco di matrioske dai mille volti e da un solo grido: «Avengers, uniti!». —

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