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premio alla carriera al lucca film festival 

Rutger Hauer: «Le lacrime nella pioggia di “Blade Runner” le improvvisai sul set»

Luigi Spinosi
Rutger Hauer: «Le lacrime nella pioggia di “Blade Runner” le improvvisai sul set»

L’attore racconta il suo impegno civile, ricorda il film cult che lo ha reso famoso e rinnova il suo amore per l’Italia

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Lo sguardo, è quella la prima cosa che colpisce quando te lo trovi davanti. Magnetico, profondo, inconfondibile. Uno sguardo che ha contribuito a fare di Rutger Hauer un’icona del cinema. Ma dietro quello sguardo sta non solo un magnifico attore, ma anche una vita straordinaria tutta da raccontare, e un gran voglia di fare. Sembra davvero che con quegli occhi abbia visto cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare, parafrasando la sua citazione in “Blade Runner”, ormai entrata nell’immaginario collettivo anche tra chi non mastica cinema.

Parte di quella vita Hauer l’ha raccontata ieri a Lucca. L’attore olandese è in Toscana per ritirare il premio alla carriera che gli sarà consegnato stasera al Lucca Film Festival Europa Cinema. Una cerimonia organizzata in un anno particolare: non solo si celebrano i suoi 50 anni trascorsi davanti a una macchina da presa, ma siamo nel 2019, ossia nello stesso anno in cui era ambientato il già citato cult “Blade Runner”. Era il 1982 quando quel film venne girato, e immaginando il futuro (che poi è l’oggi) molte cose furono azzeccate, tranne forse la più importante: «Il web – ha sottolineato Hauer – Internet ha rappresentato probabilmente la più grande innovazione degli ultimi 50 anni, ma se ci pensate in “Blade Runner” non c’era. Eppure è una cosa che ha rivoluzionato le nostre esistenze». Certo, una rivoluzione dai risvolti imprevedibili, ma che per l’attore ha molti aspetti positivi.

Lo dimostra l’altro volto di Hauer, quello dell’attivista, in prima linea in tante cause importanti, e che trova proprio nel web (grazie alla pagina www.rutgerhauer.org) un medium fondamentale: «Da 20 anni sono impegnato come attivista. Faccio tante piccole cose». Piccole per modo di dire, visto che la Rutger Hauer Starfish Association opera per aiutare le donne e i bambini malati di Aids. E per questa associazione, come per tutte le Onlus, l’informazione ha un ruolo fondamentale. Così come per l’altro grande campo di battaglia di Hauer, quello ambientalista, che lo ha visto schierarsi a fianco dell’ecologista Paul Watson. Del resto la situazione, dice Hauer alternando termini in italiano e in inglese, «è schifosa, stiamo cagando nel cortile dietro casa nostra. Fortunatamente le nuove generazioni sembrano essersi risvegliate».

Ma, tornando al cinema, e al premio che riceverà stasera al cinema Astra di Lucca, l’attore ha parlato anche molto di Italia, Paese per il quale ha dichiarato un amore smisurato: «Per il mio compleanno (non si direbbe, ma Hauer ha festeggiato 75 anni lo scorso gennaio ndr) mi trovavo negli Stati Uniti e anche lì volevano organizzare una cerimonia per l’anniversario della mia carriera, ma preferisco i premi italiani, sono molto più belli, sono una testimonianza del genio e dell’arte di questo Paese».

Una sorta di colpo di fulmine quello tra l’attore e l’Italia: «La prima volta che sono arrivato è stato per girare “Ladyhawke” – ha ripreso Hauer – e una volta finite le riprese ci sono rimasto per altri due mesi. Per me è una specie di casa, e qui ho girato più film che in ogni altro posto».

Ma a legare Hauer all’Italia non sono solo le location o le sue bellezze, ma anche gli uomini del nostro cinema. Uno su tutti, Ermanno Olmi: «Fino a “La leggenda del santo bevitore” avevo interpretato il ruolo dell’eroe o il ruolo del cattivo. Dentro di me sapevo che potevo fare qualcosa di diverso, e l’occasione me l’ha data proprio lui. Stava cercando un attore per il suo film e, vedendomi in un’intervista disse: questo è il mio uomo».

Sterminato l’album dei ricordi, troppo per concentrarlo nel breve spazio di un incontro con la stampa, soprattutto per descrivere il suo legame con Olmi, come dichiara lo stesso Hauer: «Mi sento stupido a raccontare certe cose in così poco tempo, e le parole non possono dire tutto ciò che sento». Poco tempo in cui non mancano comunque ricordi del suo debutto cinematografico col regista Paul Verhoeven, o del suo incontro sul set con Dario Argento: «C’era la barriera della lingua, ma bastava uno sguardo per capirci».

E, ovviamente, di “Blade Runner” e di quella frase icona di cui lo stesso Hauer fu in parte autore, improvvisando sul set, nel passaggio “E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”. Il film di Ridley Scott sarà protagonista della premiazione di stasera, e anche di una performance tributo organizzata per domani, dalle 19 fino alle 2, in piazza San Michele a Lucca.

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