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Addio Agnés Varda, icona ribelle e maestra della Nouvelle Vague

Addio Agnés Varda, icona ribelle e maestra della Nouvelle Vague

La decana del cinema francese aveva 90 anni. Oscar alla carriera nel 2018 Al Festival di Cannes era stata in prima fila con le donne del #metoo

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parigi. Chi dice che la Nouvelle Vague parigina nasca alla fine degli anni’50 su impulso dei “giovani turchi” come Truffaut, Godard, Rivette, Chabrol, Astruc, Rohmer e Resnais, mette in realtà insieme le molte anime della nuova generazione di autori francesi che si ribellava alle costruzioni di un cinema formale e in parte calligrafico che pure contava grandi maestri come Clouzot, Melville, Clement. Ma chi trascura il nome di Agnés Varda – nata il 30 maggio 1928 a Bruxelles, morta ieri a Parigi – in quel gruppo di rivoluzionari della macchina da presa sembra scordarsi che il suo folgorante esordio nel 1954 con “La pointe courte” (protagonista un debuttante Philippe Noiret) segna la prima, vera “boccata d’aria” nel nuovo cinema francese.

La prima a non riconoscersi nelle semplificazioni che connotano la Nouvelle Vague era proprio lei, belga d’origine, cresciuta alla scuola teatrale di Jean Vilar, fotografa per vocazione e regista per caso, adepta della regia grazie alla passione per il documentario e all’amicizia con Alain Resnais che montò il suo primo film. Figlia di un greco e di una francese, nata Arlette ma tanto ribelle alle convenzioni da cambiarsi il nome di battesimo a 18 anni, Agnés Varda era ormai un’icona del cinema francese e il più combattivo simbolo del cinema al femminile in terra di Francia, spesso accostata in questo alla scrittrice/regista Marguerite Duras con cui divideva la passione per la cinepresa come una seconda penna .

Un Leone d’oro a Venezia nel 1985 (“Senza tetto né legge” ), una Palma d’oro alla carriera nel 2015, un Oscar onorario nel 2018, non bastano a riassumere una carriera scandita da 11 lungometraggi, 20 documentari (forse il cuore della sua qualità d’autrice) e altrettanti cortometraggi.

A Cannes era di casa e il suo caschetto ribelle di capelli tagliati “alla maschietta” fin dall’adolescenza rivaleggiava con il mitico “casco d’oro” di Simone Signoret, simbolo di una femminilità combattiva quanto gelosamente insofferente di ogni semplificazione politica o movimentista. Nonostante un primo (e breve) matrimonio è sempre stata la compagna di un solo uomo, il regista Jacques Demy conosciuto nel 1958, padre di Mathieu e scomparso nel 1990. A lui, l’autore di “Les parapluies de Cherbourg” , Agnés dedica ben tre film che sono un autentico atto d’amore personale e artistico. Ma prima ancora sono i film più personali “Cleo dalle 5 alle 7” (1962), “Le bonheur” (premiato a Berlino nel’65) e “Les Creatures” (1966) ad assicurarle notorietà internazionale e il riconoscimento della diffidente critica francese. Più recentemente Les plages d’Agnés (2008) e il recente Visages Villages (2018) girato con la complicità di Gérard Depardieu, hanno fatto il giro del mondo.

A Venezia era venuta tre anni fa con una favola in forma di cortometraggio applaudito alle Giornate degli Autori . —

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