Danza, parole e immagini Pinocchio è come l’artista sospeso fra divino e terreno
L’ultimo Pinocchio debutta sabato in prima nazionale a Firenze, sul palcoscenico del teatro Goldoni. Lo spettacolo nasce dalla collaborazione artistica fra Opus Ballet di Rosanna Brocanello e la compagnia Giardino Chiuso diretta da Patrizia de Bari (che firma la coreografia) e Tuccio Guicciardini, in collaborazione con Versiliadanza, Fabbrica Europa e Maggio Musicale.
Movimento, drammaturgia, immagini e musica contribuiscono alla ridefinizione di un personaggio che non ha bisogno di presentazioni. Ma che è sempre in grado di suscitare interrogativi e provocare sorprese. La parola, affidata a un interprete d’eccezione come Virginio Gazzolo che recita testi da Collodi, Kleist, Rilke, Hugo, Baudelaire, Meyerhold, agisce da collante narrativo mentre i video e le scenografie amplificano lo spazio scenico, scardinando le proporzioni della realtà, allineandosi così con le coordinate fiabesche e metafisiche proprie del personaggio Carlo Lorenzini. «Le parole di Kleist che aprono lo spettacolo – spiega Tuccio Guicciardini – ci danno l’opportunità di situare fin da subito il nostro Pinocchio in una lettura intuitivamente riconoscibile. La marionetta si colloca tra il divino e il terreno, ricreando quella fase irripetibile che viene spesso coniugata con l’opera d’arte, la stessa condizione soprasensibile dell’artista, che percepisce la realtà quotidiana con alti punti di vista, libero da retaggi sociali e umani, nella condizione di un quasi semidio». Un impianto complesso come rilevano gli stessi protagonisti: “Non sarà un viaggio facile, ma pieno di tranelli, traversie varie e soprattutto bugie. Ma cercheremo di raccontare e difendere la libertà intrinseca di Pinocchio». Replica domenica. —
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