Scrittori uniti: parte un progetto contro la violenza
“La scia nera” nasce dall’idea di Marco Vichi che ha riunito un gruppo di amici: il ricavato del volume andrà nella difesa di donne e minori a rischio
FLAVIA PICCINNI
Raccontare la violenza. Farlo con le parole (di 29 scrittori, molti dei quali toscani) e con due illustratori. È questa l’ultima impresa del fiorentino Marco Vichi, scrittore classe 1957, il cui nome è legato al Commissario Bordelli. Il volume che è nato da questo miscuglio di penne e di sguardi è «La scia nera», appena pubblicato da TEA (pp. 272, € 15), i cui proventi saranno donati all’Associazione toscana Artemisia che si occupa di contrastare ogni forma di violenza su donne e minori.«Il libro – mi spiega Vichi – nasce per raccontare questa sorta di catastrofe sociale e culturale. Principalmente per mettere in fila gli autori ho chiesto agli amici, e ho trovato una grande sensibilità sull’argomento. Ho cercato anche di mettere insieme grandi nomi e giovani esordienti».
Convivono così Marcello Fois con Alessio Romano, Diego De Silva e Dacia Maraini, passando per Vincenzo Pardini e Marilù Oliva, oltre che Sergio Staino. Fra i racconti più riusciti, compaiono anche i toscani Enzo Fileno Carabba e Piero Ciampi. Il primo, fiorentino di nascita, firma “Il senso del dovere” (“c’è qualcosa da imparare, al di là di cosa è giusto e di cosa è ingiusto”). “Il tema, racconti contro la violenza sulle donne, è inquietante – mi dice -. Sono partito da un episodio che mi è stato raccontato. Un uomo che diventa violento verso la moglie mosso, pensa lui, dal senso del dovere. A volte le persone, ma anche i popoli, rivelano i lati peggiori seguendo i valori morali a cui obbediscono. La laboriosità, l’efficienza, il desiderio di far bene, possono generare mostri. Parlo di laboriosità ed efficienza perché sono i valori che muovono il protagonista del racconto. Ma immagino che qualsiasi valore positivo, perfino l'ottimismo, se perseguito con eccesso di zelo, possa rivelare un lato oscuro. A volte è meglio non esagerare”. Paolo Ciampi – adesso in giro per l’Italia con il suo libro “L’ambasciatore delle foreste” (Arkadia), e presto in libreria anche con “Gli occhi di Firenze” - scrive invece “E non mi voltai indietro”, nel quale mette insieme due sue passioni. «Racconto – commenta Ciampi - soprattutto viaggi e luoghi del mondo, con una particolare predilezione per la montagna. Amo raccontare anche storie di persone dimenticate dalla storia. Due passioni che in qualche modo ho incrociato in questo racconto, in parte ispirato a una figura della nostra montagna su cui anni fa ho scritto un libro: Beatrice di Pian degli Ontani, poetessa analfabeta. Ho preso in parte spunto da lei per raccontare una storia di violenza, che non c’è stata nella storia vera di Beatrice, ma anche di riscatto attraverso la natura e la poesia». Un riscatto che insegue anche Vichi, battagliero e instancabile: «Sapere di cosa si sta parlando e dare il giusto nome alle cose è importante per potersi orientare e eventualmente difendere. Per troppo tempo, un certo tipo di violenza degli uomini nei confronti delle donne è stata ritenuta una condizione quasi normale della coppia. Prendere coscienza è un primo, necessario passo». —
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