Il Tirreno

cerimonia al circolo arci san jacopo 

Il premio Luciano De Majo ai giornalisti Cecioni e Rizzo

Rosanna Harper
Il premio Luciano De Majo ai giornalisti Cecioni e Rizzo

Ad otto anni dalla scomparsa tanta commozione nel ricordo del nostro collega e delle sue parole: «Nella vita è necessario essere partigiani, sapere dove stare» 

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«Nella vita è necessario essere partigiani, nella vita è necessario sapere da che parte stare». Parole cariche di emozione ricordano il giornalista e collega Luciano De Majo, scomparso nel 2011 a soli 40 anni. Sono le sue stesse parole che ieri pomeriggio al circolo Arci Di Sorco hanno accompagnato la quinta edizione del premio giornalistico intitolato a De Majo che quest’anno è stato conferito a Nicolò Cecioni, collaboratore del Tirreno, che segue con passione lo sport e che, recentemente, con occhio attento, si è occupato per il Tirreno delle manifestazioni studentesche a Livorno, e a Valter Rizzo, giornalista che, per l’edizione toscana del TG3, ha realizzato il reportage dal titolo “Vaccino della memoria” con cui ha documentato la visita di più di 500 studenti toscani coinvolti nel viaggio del Treno della Memoria.

La cerimonia, organizzata da Arci, ha richiamato la presenza di un folto pubblico: gli amici, i familiari, i colleghi di Luciano, chi con lui ha lavorato gomito a gomito. «Un appuntamento – spiega Marco Solimano di Arci – che ci permette di dare corpo e sostanza ai nostri pensieri, che ci permette di immaginare quali sarebbero state le parole di Luciano in un momento così difficile per la nostra Italia. Luciano non è solo un amico che è andato via, è una presenza che ci attraversa quotidianamente, con cui si può ancora dialogare, immaginando le sue parole, persino le sue espressioni».

Le parole di Solimano sono seguite da quelle del babbo di Luciano, Roberto che affida i suoi pensieri all’amico Michele Barzagli. «Sono trascorsi otto anni – legge Barzagli, riportando le parole di babbo Roberto – da quel maledetto giorno, ma l’emozione è ancora troppo forte e non mi consente di parlare di Luciano». Nella lettera Roberto De Majo ringrazia i colleghi di lavoro di Luciano: «Alessandro Guarducci indescrivibile come amico, come lo stesso Mauro Zucchelli e come tutti gli altri componenti della redazione, la sua seconda casa, il vostro affetto verso di noi è ricambiato». Il pensiero prosegue verso Marco Solimano, Francesco Gazzetti, Alessandro Cosimi, alla famiglia: mamma Ivana, Teresa, Alessandro e Valeria.

È Francesco Gazzetti che premia, leggendo le motivazioni, i giornalisti: Nicolò Cecioni per la sua attenzione al mondo dello sport, in particolare al mondo del remo. «Ho letto – spiega Cecioni – e conservo articoli di Luciano De Majo, articoli di sport, sulle gare remiere. Quando conobbi Luciano mi raccontò molte le cose, le stesse che continua a raccontarmi il babbo Roberto».

Alessandro Guarducci, capocronista del Tirreno, ha premiato Valter Rizzo: «Si tratta di un riconoscimento importante – spiega il giornalista siciliano – riceverlo a Livorno è una cosa che mi fa particolarmente onore, la città di Paola Nappi».

Durante la cerimonia Paola Nappi, la giornalista livornese della Rai, è stata ricordata insieme ai colleghi Massimo Masiero e Pierluigi Boroni, recentemente scomparsi. Il loro ricordo passa attraverso le parole di Elisabetta Cosci, vice-presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti - che ha contribuito a far diventare il premio Luciano De Majo di portata nazionale – e attraverso quelle di Alessandro Guarducci che, con parole rotte dall’emozione, ha ricordato l’amico e collega Luciano. «Sono otto anni – spiega Guarducci – che Luciano ci manca. Manca ai familiari, agli amici, alla redazione del Tirreno, la sua seconda casa. A volte non sembra vero che se ne sia andato, mi sembra ancora di vederlo arrivare in redazione dal corridoio».

«Auguro a Nicolò – chiude Guarducci – e a tutti i giovani giornalisti, di leggere gli articoli di Luciano, dallo sport alla politica, passando dal sociale, alla nera e alla giudiziaria che sapeva descrivere con grande umanità. Non ci dimenticheremo mai di Paolina, donna, giornalista e mamma, Massimo Masiero, un galantuomo e Pierluigi Boroni, fonte inesauribile di informazioni».

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