Italia
“L’effimero splendore dei carnevali barocchi” abbaglia Palazzo Pitti
FIRENZE. Il dinamico direttore degli Uffizi Eike Schmidt non passa giorno che non si metta in “mostra”. L'eco del Corridoio Vasariano a popolare fruizione restituito non si è ancora spenta, che si inaugura oggi a Palazzo Pitti, allestita nella Sala delle Nicchie della Galleria Palatina, una piccola quanto preziosa mostra dal titolo altisonante: “Il carro d'oro di Johann Paul Schor. L'effimero splendore dei carnevali barocchi”, a cura di Alessandra Griffo e Maria Matilde Simari. In un trionfo di feste e figuranti, Paul Schor, pittore tirolese attivo a Roma a partire dagli anni 30 del Seicento, collaboratore del Bernini, fu gran testimone dell'effimero, di quel senso della festa con cui il potere era solito autocelebrarsi per accattivarsi le simpatie dei sudditi. Cosa allora di più significativo del “Corteo del principe Borghese per il carnevale di Roma del 1664”, lo spettacolare dipinto di Schor, recentemente acquisito dagli Uffizi, che rappresenta con esplosiva tecnica “fotografica” quel mondanissimo avvenimento? «La sua acquisizione – commenta Schmidt – si è rivelata una grande opportunità per approfondire gli studi sull'artista e per ricostruire non solo la storia dell'evento raffigurato sulla tela, ma tutto un tessuto di relazioni artistiche e di committenza nel secondo Seicento a Roma e a Firenze». A confrontarsi specularmente con il quadro di Schor, in un suggestivo scambio di prospettive e in rimbalzo di inquadrature, è un'altra grande tela, prestata per l'occasione dal Museo di Roma di Palazzo Braschi. Si tratta della celebre “Giostra dei caroselli a Palazzo Barberini” organizzata il 28 febbraio 1656 in onore della regina Cristina di Svezia convertitasi al cattolicesimo, un fatto di cronaca anche in questo caso “ripreso” con accurato rigore e sontuosa magnificenza narrativa da Filippo Lauri e Filippo Gagliardi. Nella sala delle Nicchie, rivestita in raso giallo oro come le centinaia di figure in vesti di Ninfe Esperidi che affollano il dipinto di Schor, accanto alle due grandi tele dedicate alle celebri mascherate romane, viene esposta la serie completa dei “Balli di Sfessania” di Jacques Callot insieme alle tre incisioni di Stefano della Bella che documentano un’altra mascherata, svoltasi nel 1661 a Boboli, e ad alcuni dipinti dedicati ai carnevali popolari. Fino al 5 maggio.
Gabriele Rizza
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