Caso Rocchi: la Procura chiede l’archiviazione, ma resta un filone che può riaprire tutto
La maxi‑indagine sulle designazioni arbitrali si avvia alla chiusura, ma un secondo fascicolo, quello sulle presunte irregolarità in Sala VAR, resta aperto e potrebbe riportare il caso sotto i riflettori della giustizia sportiva e penale
Dopo due anni di verifiche e accertamenti, la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale finito sotto indagine con l’ipotesi di concorso in frode sportiva. L’inchiesta, che coinvolgeva anche l’Inter, ruotava attorno ai sospetti su alcune designazioni arbitrali relative a quattro partite dell’ultima stagione, tra cui la sfida dei nerazzurri a Torino contro i granata. Gli investigatori avevano analizzato le scelte dei fischietti per verificare se vi fossero collegamenti diretti con la società nerazzurra, ipotizzando un sistema di “gradimento” o “non gradimento” che potesse influenzare le nomine. Al termine dell’indagine, i magistrati milanesi hanno però concluso che non esiste alcuna prova di combine, pur riconoscendo che alcuni episodi meritano ulteriori approfondimenti in sede sportiva. La documentazione passerà infatti alla giustizia sportiva e alla Procura Generale del Coni, come atto dovuto. Rocchi rimane comunque indagato per un altro filone dell’inchiesta, quello relativo alle presunte “bussate” alla Sala VAR di Lissone durante alcune gare: un comportamento che, se confermato, violerebbe apertamente i protocolli. Su questo punto dovrà esprimersi la Procura di Monza, alla quale è stato trasferito il fascicolo.
La relazione
Nella sua relazione, il procuratore Marcello Viola ha spiegato che gli episodi contestati sono stati ricostruiti nella loro “sussistenza storica”, ma non emergono elementi che facciano pensare a un sistema organizzato per influenzare le designazioni. La richiesta di archiviazione distingue inoltre tra la frode sportiva penalmente rilevante — che richiede condotte fraudolente capaci di alterare una gara — e comportamenti di interferenza che, pur impropri, non raggiungono quella soglia. Le quattro partite oggetto dell’indagine erano: Bologna‑Inter del 20 aprile 2025, Inter‑Milan (semifinale di Coppa Italia) del 23 aprile, Inter‑Verona del 3 maggio e Torino‑Inter del 26 aprile 2026.
Inter coinvolta nell’indagine, ma verso l’archiviazione
La società nerazzurra era stata inserita nel procedimento attraverso la normativa sulla responsabilità degli enti (Legge 231). Anche per l’Inter, però, la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione, ritenendo che le presunte pressioni sulle designazioni arbitrali non abbiano trovato riscontri concreti. Secondo gli inquirenti, gli elementi raccolti descrivono interferenze, ma non un vero tentativo di alterare la regolarità delle gare. L’unico scenario ancora aperto riguarda la possibilità che la Procura Generale di Milano decida di formulare nuove richieste, ma al momento non emergono indicazioni in tal senso.
Il nodo delle “bussate” al VAR: decide Monza
Se la posizione di Rocchi sulle designazioni sembra avviata verso la chiusura, resta invece aperto il capitolo delle presunte “bussate” alla Sala VAR. Si tratta di un comportamento che, se confermato, violerebbe le procedure previste e potrebbe configurare un’ipotesi di frode sportiva. La competenza territoriale è della Procura di Monza, che dovrà valutare gli atti trasmessi da Milano e decidere se procedere o archiviare anche questo filone.
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