Mondiali 2026 al via: Shakira e Bocelli le star della cerimonia a Città del Messico
Per la prima volta saranno 48 le squadre a contendersi il trofeo, conquistato dall'Argentina quattro anni fa. Il cantante toscano ha intonato l’inno dei Mondiali di quest'anno, dal titolo “Dna”
CITTÀ DEL MESSICO. L'attesa è finita: con la cerimonia di apertura e la prima partita tra Messico e Sudafrica prendono il via i Mondiali di calcio 2026. L'Italia non c'è per la terza volta consecutiva, per cui, come già avvenuto in Russia e in Qatar, dovremo assistere dal divano alle giocate dei più grandi campioni del pianeta che si daranno battaglia per la conquista dall'ambita Coppa del Mondo Fifa.
48 squadre si contendono il trofeo
Saranno per la prima volta 48 le squadre a contendersi il trofeo conquistato dall'Argentina quattro anni fa, dopo una finale straordinaria contro la Francia, nelle 104 partite di questa edizione. Sarà anche la prima volta che tre paesi (Usa, Messico e Canada) ospitano una Coppa del Mondo. Un Mondiale che inizia già tra le polemiche legate ai modi, spesso brutali, con cui le autorità americane hanno accolto le delegazioni delle squadre per i controlli di sicurezza. Un arbitro somalo è stato rimandato a casa, così come non hanno ricevuto il visto tifosi di diverse nazionalità che pure avevano speso cifre notevoli per l'acquisto dei biglietti.
Il Messico e il suo mitico stadio Azteca di Città del Messico diventano il primo Paese e il primo impianto a ospitare tre cerimonie di inaugurazione della Coppa del Mondo, dopo il 1970 e il 1986. Quello che è andato in scena è stato uno show spettacolare, ispirato ai colori e ai motivi del tradizionale papel picado messicano.
Shakira e Andrea Bocelli
L'inizio della cerimonia ha visto un pallone dorato al centro del campo poi diventare una coppa del Mondo gigante mentre ballerini in costume tradizionale danzavano rimandando alla storia del Messico e della sua millenaria civiltà. Poi riflettori tutti puntati su Shakira. La pop star, colombiana ha presentato insieme a Burna Boy il nuovo brano ufficiale per questa edizione della coppa del mondo: "Dai Da”. La voce senza tempo di Andrea Bocelli ha invece intonato l'inno di questi Mondiali, dal titolo “Dna”. Una performance, quella del cantante toscano, che ha conferito al brano solennità e intensità emotiva. «Tornare a Città del Messico, una città che mi ha sempre accolto con straordinario calore, mi riempie di gioia e gratitudine», ha detto Bocelli evidenziando anche quanto sia speciale condividere questo progetto con la cantante sudcoreana EJAE, Megan Thee Stallion e David Guetta. Presenti anche diverse star locali, come Alejandro Fernández che ha cantato l'inno nazionale messicano e Ryan Castro insieme a J Balvin per un'esibizione speciale.
Cerimonia curata da un regista italiano
L'attrice, regista e produttrice messicano-americana candidata all'Oscar Salma Hayek Pinault è scesa in campo come ambasciatrice della Coppa del Mondo dando il "benvenuto in Messico", mentre in tribuna il presidente della Fifa Gianni Infantino ha mostrato sorridente la vera Coppa del Mondo. La cerimonia, così come le altre due in programma in Usa e Canada, sono state curate da Balich Wonder Studio, di Marco Balich, il regista italiano che più di chiunque altro al mondo sa costruire questi momenti: sedici cerimonie olimpiche e paralimpiche - da Torino 2006 a Milano Cortina 2026 - sei finali di UEFA Champions League e i Mondiali di Qatar 2022 e questa sera il kick off con la prima delle cerimonie. «Il simbolo unificante per eccellenza della Fifa è la Coppa del Mondo» - racconta Balich a Dazn - C'è una celebrazione dello sport con un finale che va a celebrare la Coppa". Un racconto che, nelle sue parole, deve essere sempre e prima di tutto autentico: "Ci devi credere tu, ti devi commuovere tu per primo». Tra le crescenti proteste e tensioni sociali nella capitale messicana, oltre 80.000 tifosi, tutti coloratissimi, hanno assistito alla cerimonia pronti poi a fare il tifo per le due squadre. Ma decine di migliaia di persone hanno assistito allo show anche all'esterno dello stadio, con Città del Messico di fatto letteralmente paralizzata.
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